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Dell rilancia l'XPS 13 contro il MacBook Neo sul terreno del prezzo

Un nuovo ultraportatile in alluminio con touchscreen e display 120 Hz punta a convincere studenti e giovani professionisti a scegliere Windows invece di un Mac accessibile

Nel 2026, comprare un portatile sotto gli 800 euro è diventato un gesto più complicato di quanto sembri. Il mercato si è popolato di macchine che promettono tutto e mantengono poco, oppure di prodotti chiaramente pensati per durare qualche anno e poi essere sostituiti. In questo scenario, Dell ha deciso di rimettere mano al suo modello più iconico della fascia leggera — l'XPS 13 — con un obiettivo dichiarato: competere direttamente con il MacBook Neo di Apple, il Mac più economico mai lanciato, che da marzo 2026 ha ridefinito cosa si può aspettare da un portatile a prezzi accessibili.

Un design che non vuole sembrare economico

Il nuovo XPS 13 arriva con una scocca in alluminio lavorata a controllo numerico — la stessa tecnica usata per i MacBook, che garantisce superfici precise e un aspetto premium — e pesa circa un chilo (2,2 libbre), con uno spessore di appena 1,27 centimetri (0,5 pollici). È disponibile in due colorazioni, "sky" e "storm", con tastiera retroilluminata. Sul fronte porte, la scelta è essenziale: due USB-C 3.2 e niente jack audio — un dettaglio che, come vedremo, pesa più di quanto sembri. Il Thunderbolt 4, lo standard di connessione ad alta velocità di Intel che permette di collegare monitor esterni ad alta risoluzione e periferiche veloci, è riservato alle versioni superiori.

Il display è uno dei punti su cui Dell investe di più: 13,4 pollici, touch, risoluzione 2560×1600 e refresh rate variabile tra 30 e 120 Hz. Quest'ultimo numero indica quante volte al secondo lo schermo aggiorna l'immagine: più alto è il valore, più fluida appare ogni interazione, dallo scorrimento di una pagina al movimento delle finestre. Il MacBook Neo si ferma a 60 Hz.

Dentro la macchina: cosa cambia tra versione base e versione alta

La configurazione d'ingresso monta processori Intel Wildcat Lake, commercializzati come Core Series 3 — la gamma che Intel ha pensato per portatili accessibili, con un mix di core orientati al risparmio energetico e una NPU integrata per i nuovi carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale. Il modello base include un Core 5 320, 8 GB di RAM e un SSD da 512 GB. Per chi cerca più potenza, Dell prevede varianti con processori Panther Lake o Core Ultra — la fascia alta della lineup Intel — fino a 32 GB di RAM in configurazione dual-channel (due moduli che lavorano in parallelo per maggiore velocità) e storage fino a 1 TB.

Il touchscreen e il display a 120 Hz sono le carte che Dell gioca dove Apple non arriva

Capire perché Dell abbia costruito questo prodotto richiede uno sguardo al contesto. Il MacBook Neo, presentato da Apple il 4 marzo 2026, ha spostato verso il basso il prezzo d'ingresso nel mondo Mac: in Italia parte da 699 euro, con prezzo Education da 599 euro. Al suo interno c'è un chip A18 Pro — lo stesso usato negli iPhone di punta — con CPU a 6 core e GPU a 5 core, progettato da Apple per garantire efficienza energetica elevata. Ha due USB-C e il jack da 3,5 mm per le cuffie, ma niente touchscreen e niente refresh rate oltre i 60 Hz.

Il touch fa davvero la differenza?

Su un portatile da portare ovunque, il touchscreen non trasforma la macchina in un tablet, ma cambia il modo in cui si interagisce con i contenuti nelle situazioni in cui la postura è scomoda: scorrere un PDF in piedi, zoomare una slide in corridoio, rivedere un documento tenendo il portatile sul grembo. Sono micro-azioni quotidiane che su uno schermo touch diventano gesti, senza dover ogni volta tornare al trackpad. Apple, in questa fascia di prezzo, non lo offre.

Il display a 120 Hz, poi, non è solo una questione per chi gioca ai videogiochi. A un refresh rate più alto, l'intera interfaccia — finestre, scorrimento, animazioni — appare più reattiva, indipendentemente dalla velocità del processore. Il rovescio della medaglia è il consumo energetico: se il sistema non gestisce bene il passaggio automatico tra frequenze basse e alte, la batteria ne risente. È un rischio reale che solo i test d'uso prolungato potranno quantificare.

Otto gigabyte: abbastanza o no?

Sia il nuovo XPS 13 nella versione base sia il MacBook Neo partono da 8 GB di RAM. Nel 2026, con Windows 11, decine di tab aperti nel browser, app di collaborazione, strumenti AI e magari qualche foto da ritoccare, 8 GB iniziano a essere un compromesso visibile, soprattutto per chi usa il portatile come unica macchina per uno o due anni. Apple gestisce questo limite in modo diverso grazie alla sua architettura a memoria unificata — dove CPU e GPU condividono lo stesso banco di memoria, riducendo i colli di bottiglia — e grazie al controllo totale su hardware e software. Su Windows la situazione è più esposta: il limite esiste e si percepisce prima.

Un altro punto di attrito riguarda le porte. Il MacBook Neo include il jack audio da 3,5 mm; il nuovo XPS 13 no. Per uno studente che usa cuffie cablate economiche, che deve affrontare un esame online con un microfono affidabile, o che si collega agli impianti audio di un'aula, l'assenza del jack non è un dettaglio estetico: è un adattatore da comprare, portare sempre con sé e non perdere. Piccolo costo, grande seccatura.

Il mercato spinge entrambi a muoversi

Questa sfida si svolge in un momento in cui molte persone stanno davvero cambiando portatile. Nel primo trimestre del 2026, le spedizioni globali di PC sono cresciute del 4% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 62,8 milioni di unità secondo Gartner — con la nota che parte di questa crescita riflette dinamiche di magazzino più che domanda pura. Apple figura tra i produttori con la crescita più sostenuta. Sul fronte notebook specificamente, TechInsights stima 51,4 milioni di unità nel trimestre, con un aumento del 5% anno su anno. In questo contesto, un Mac accessibile sposta la domanda in modo concreto: Dell deve rispondere con qualcosa che non sembri un ripiego.

Dell punta sul prezzo, Apple sulla semplicità che non richiede accessori aggiuntivi

Sul prezzo, Dell è esplicita: negli Stati Uniti, l'XPS 13 con Core Series 3 parte da 599 dollari per studenti over 16 e da 699 dollari per tutti gli altri. Un posizionamento che risponde millimetro su millimetro al MacBook Neo. Il problema è che per l'Italia, al momento, il nuovo modello non risulta ancora esposto chiaramente sullo store locale: la pagina italiana mostra configurazioni XPS 13 a prezzi ben più alti, in una fascia completamente diversa. La sfida al Neo è credibile solo se l'offerta entry-level arriva davvero sugli scaffali europei, non resta confinata ai listini americani.

Flessibilità contro semplicità

Se c'è un vantaggio strutturale di Dell rispetto ad Apple, è la gamma di configurazioni disponibili: dalla base Wildcat Lake alle varianti più potenti con Thunderbolt 4 e più RAM. Chi vuole spendere il minimo oggi e aggiornare domani ha più margine di manovra. Il rischio è l'opposto: troppa scelta può rendere difficile capire quale configurazione convenga davvero, e il confronto tra varianti diventa un labirinto.

Apple, al contrario, semplifica la decisione: poche opzioni, un ecosistema molto chiuso, ma una promessa di autonomia e comportamento prevedibile che per molti vale più di qualsiasi specifica tecnica. La tensione centrale tra i due prodotti non è Windows contro macOS: è attrito contro coerenza. Dell aggiunge caratteristiche visibili — touch, 120 Hz, più configurazioni — e conta sul fatto che valgano più delle semplificazioni di Apple. Apple riduce le variabili e scommette che la semplicità sia il vero lusso per chi non vuole pensarci troppo.

La risposta arriverà dai dati d'uso reali: quanto regge la batteria con il display a piena frequenza durante una giornata di lezioni, quanto si sente il limite degli 8 GB con venti tab aperti, quanto pesa l'assenza del jack nella vita di tutti i giorni. E soprattutto, a che prezzo e con quali configurazioni il nuovo XPS 13 approderà davvero in Europa.