Apple sviluppa un blocco automatico che scatta al momento del furto
Una nuova funzione in sviluppo rileverà lo strappo del telefono tramite sensori e bloccherà immediatamente il dispositivo, riducendo il danno nei secondi decisivi dopo un furto
Immaginate di essere in strada con lo smartphone in mano, schermo acceso. Qualcuno vi si avvicina, strappa il telefono e sparisce in pochi secondi. In quel momento il dispositivo è già sbloccato, le app sono aperte, le notifiche visibili. È proprio questa finestra di pochi istanti — la più pericolosa — che Apple vuole chiudere con una nuova funzione in sviluppo.
L'indiscrezione arriva dall'analisi del codice sorgente di una versione preliminare di iOS condotta da 9to5Mac: se i sensori del telefono rilevano movimenti bruschi compatibili con uno scippo, l'iPhone si bloccherebbe automaticamente e impedirebbe l'accesso alle aree più sensibili. Un meccanismo semplice da descrivere, ma molto difficile da calibrare bene.
Da "recupera il telefono" a "blocca subito il danno"
Negli ultimi anni la filosofia della sicurezza sugli smartphone è cambiata in modo sostanziale. Il vecchio modello puntava sul recupero: localizzare il dispositivo rubato, attivare la modalità smarrito, cancellare i dati da remoto, rendere il telefono difficile da rivendere. Il nuovo modello punta sulla resistenza immediata: limitare al massimo quello che un ladro può fare nei primi secondi, prima ancora che la vittima abbia il tempo di reagire.
Quei pochi secondi valgono molto. Un telefono sbloccato dà accesso a sessioni già aperte, messaggi in arrivo, app bancarie, codici di autenticazione e all'intera identità digitale dell'utente — tutto ciò che normalmente consideriamo protetto semplicemente perché il telefono è in tasca nostra.
Apple ha già percorso parte di questa strada. Con Find My e con Activation Lock — la funzione che rende un iPhone rubato difficile da riattivare e rivendere — ha contribuito a cambiare le regole del gioco già anni fa. Nel 2014, in alcune grandi città vennero riportati cali misurabili di furti legati agli iPhone dopo l'introduzione di questa funzione: una dimostrazione concreta che le protezioni integrate in un ecosistema diffuso possono influenzare i comportamenti dei ladri, riducendo l'incentivo economico al furto.
Il passo successivo è arrivato con Stolen Device Protection, introdotta con iOS 17.3, pensata per uno scenario specifico: quello in cui il ladro ruba il telefono mentre è sbloccato e cerca di prendere il controllo dell'account Apple. In certe condizioni, questa funzione richiede una seconda autenticazione biometrica (con Face ID o Touch ID) e impone un'attesa di un'ora prima di consentire modifiche critiche alle impostazioni. Un deterrente efficace, ma con un limite: se il furto avviene mentre il telefono è già in uso, un'ora di attesa non impedisce al ladro di fare danni nell'immediato.
Il sensore che riconosce lo strappo
Ed è esattamente questo il vuoto che la nuova funzione cercherebbe di colmare. Secondo quanto emerso dal codice, il meccanismo si baserebbe principalmente sull'accelerometro — il sensore che misura i movimenti del telefono — per riconoscere pattern di accelerazione brusca coerenti con uno scippo. A questo si aggiungerebbero segnali di contesto, come la distanza improvvisa da un Apple Watch abbinato, interpretata come segnale che il dispositivo non è più nelle mani del proprietario.
Il blocco anti-scippo deve scattare in pochi istanti, prima che il ladro possa agire
L'idea non è nuova nel settore. Google ha presentato una funzione analoga chiamata Theft Detection Lock, disponibile per Android 10 e versioni successive, che usa intelligenza artificiale, sensori e segnali di rete per rilevare lo strappo del telefono mentre è in uso. La differenza principale tra i due approcci riguarda la distribuzione: Google aggiorna questa protezione tramite i Google Play Services, un canale separato dal sistema operativo che le permette di raggiungere rapidamente centinaia di milioni di dispositivi. Apple, invece, tende a legare le funzioni più profonde agli aggiornamenti di iOS, con una distribuzione più graduale ma con una maggiore integrazione tra hardware e software.
Se la funzione arrivasse con una futura versione di iOS, la domanda pratica non sarà solo quanto sia efficace, ma su quali modelli di iPhone sarà effettivamente disponibile. Le protezioni anti-furto funzionano meglio quando sono diffuse e attive di default.
Il rischio dei falsi allarmi
C'è però un secondo livello di complessità, più delicato: il confine tra uno scippo e un movimento brusco legittimo. Chi corre per prendere l'autobus, chi usa il telefono durante uno sport, chi viaggia in metropolitana su un tracciato irregolare — tutti questi scenari producono accelerazioni che potrebbero somigliare a uno strappo. Se la funzione si attivasse per errore con frequenza, diventerebbe rapidamente una fonte di fastidio invece che di sicurezza, e la reazione prevedibile degli utenti sarebbe disattivarla. È già accaduto, in forme più lievi, con Stolen Device Protection: l'attesa di un'ora può creare problemi concreti in situazioni legittime come la consegna del telefono a un tecnico o il passaggio di proprietà.
Qui il vantaggio di Apple è l'ecosistema: usare la distanza dall'Apple Watch come segnale aggiuntivo permette decisioni più accurate rispetto a un semplice pattern di accelerazione. Ma è anche un limite: un iPhone senza Watch dispone di meno dati di contesto e potrebbe dover ricorrere ad altri segnali, come la posizione GPS o la rete Wi-Fi, che a loro volta dipendono da impostazioni che molti utenti non configurano con attenzione.
La catena anti-furto è più lunga di un'app
Anche un blocco immediato perfetto non risolve tutto. Un ladro esperto può mettere il telefono offline, schermarlo da segnali radio o spegnerlo in pochi secondi, complicando sia la localizzazione che le azioni da remoto. Ed è qui che entrano in gioco altri attori: gli operatori di telefonia mobile e l'industria del settore.
Il blocco basato sul numero IMEI — il codice univoco di ogni dispositivo — e le liste condivise tra operatori rappresentano un livello di protezione complementare a quello del sistema operativo. La GSMA, l'associazione internazionale che coordina gli operatori di telefonia mobile, insiste da anni su questo punto: un telefono rubato dovrebbe diventare inutilizzabile anche a livello di rete, non solo a livello di schermo. Il sistema di liste centralizzate condivise tra operatori permette che il blocco di un dispositivo su una rete si propaghi alle altre — ma funziona solo se tutti partecipano e aggiornano i dati in modo coordinato.
Nessuna singola protezione basta da sola: la sicurezza dello smartphone è una catena
Per chi usa un iPhone in Europa, e in Italia in particolare, il tema è tutt'altro che astratto. Un iPhone recente parte da cifre vicine ai mille euro, con i modelli Pro che superano questa soglia. Il rischio non è solo perdere il dispositivo: è perdere l'accesso a conti bancari, email, identità digitale. Nel 2025 Apple ha raggiunto in Europa circa il 27% della quota di mercato degli smartphone: una base installata abbastanza ampia da rendere ogni cambiamento nelle protezioni di piattaforma rilevante non solo per gli utenti Apple, ma per l'intero mercato della rivendita e del ricondizionato.
Un cambio di filosofia, non solo una nuova funzione
La vera novità di questa funzione non è tecnica, è concettuale. Apple sta spostando il baricentro della sicurezza dall'utente al sistema: meno dipendenza dalla prontezza di chi subisce il furto — ricordarsi di attivare la modalità smarrito, agire in pochi minuti — e più automazione che interviene nel momento esatto in cui il danno sta per iniziare.
Quanto questo funzionerà nella pratica dipenderà da una variabile ancora ignota: la capacità di distinguere, con un accelerometro e qualche segnale ambientale, uno scippo da un uso intenso ma del tutto normale. Se Apple riuscirà a rendere questa protezione abbastanza discreta da non disturbare chi non ne ha bisogno, e abbastanza rapida da chiudere la finestra di danno nei secondi critici, il furto con strappo potrebbe perdere buona parte del suo vantaggio. In caso contrario, rischia di diventare l'ennesima opzione di sicurezza potente ma ignorata perché troppo scomoda da tenere attiva.