Apple punta a 10 milioni di iPhone pieghevoli per il lancio di settembre
Il primo iPhone con schermo foldable si avvicina con ordini ai fornitori aumentati e una cerniera finalmente matura: ecco cosa cambia per Apple e per l'intero mercato
Apple sta accelerando sul suo primo smartphone con schermo pieghevole e il dato che fa più rumore, nelle indiscrezioni raccolte da Nikkei Asia, riguarda i volumi di produzione: la richiesta ai fornitori sarebbe salita a 10 milioni di unità, rispetto a una stima iniziale di 7-8 milioni. Un segnale di fiducia insolito per un prodotto che non ha ancora un nome ufficiale.
Nella stessa ricostruzione emerge un dettaglio tecnico che chi segue il settore considera quasi una svolta: la cerniera — il meccanismo di chiusura e apertura, da sempre il punto critico di questi dispositivi — avrebbe raggiunto un livello di affidabilità sufficiente per avviare la produzione di massa. Nella storia degli smartphone pieghevoli, è stato proprio questo componente a causare ritardi, resi e costi di riparazione elevati nelle prime generazioni di prodotti concorrenti.
Un libro tascabile da 2.500 dollari
Il lancio è atteso per settembre 2026, con un posizionamento che si preannuncia decisamente di fascia alta: il prezzo stimato si colloca tra i 2.000 e i 2.500 dollari. Il design descritto ricorda quello del Google Pixel Fold, con un formato "book-style" — come un libro che si apre — con uno schermo esterno da smartphone e uno interno che, dispiegato, si avvicina per dimensioni a un piccolo tablet. La strategia commerciale sarebbe prudente nella distribuzione iniziale, con disponibilità limitata, ma aggressiva nella preparazione produttiva, pronta ad aumentare i volumi se la domanda risponde positivamente.
Il contesto in cui Apple si inserisce è più complicato di quanto sembri. Gli smartphone pieghevoli hanno attraversato un 2024 difficile: secondo la società di ricerca Counterpoint, nel terzo trimestre le spedizioni globali sono calate leggermente rispetto all'anno precedente, interrompendo una sequenza di crescita continua. Il mercato resta trainato soprattutto dalla Cina, dove marchi locali dominano, mentre Samsung — il produttore che più di tutti ha sviluppato questa categoria fuori dalla Cina — detiene una quota molto più ridotta nel mercato cinese (circa l'8% nel terzo trimestre 2024). I pieghevoli restano prodotti ammirati, discussi, raramente percepiti come indispensabili.
Apple entra in un mercato già costoso dove la tolleranza agli esperimenti è molto bassa
Apple può spostare il valore dell'intero segmento
In questo quadro, l'ingresso di Apple viene già trattato dagli analisti come un cambio di fase, non come una semplice aggiunta di prodotto. IDC, in una nota del 9 dicembre 2025, prevede per i foldable 20,6 milioni di unità nel 2025 (+10% anno su anno) e una forte accelerazione nel 2026: +30% anno su anno, spinta anche dall'arrivo del primo iPhone pieghevole. Nella stessa previsione, IDC stima che Apple possa catturare oltre il 22% delle unità vendute nel segmento e il 34% del valore economico totale già nel suo primo anno, grazie a un prezzo medio atteso intorno ai 2.400 dollari.
La distinzione tra unità e valore è il filo giusto per interpretare la mossa. Apple non ha necessità che il suo primo pieghevole diventi subito un prodotto di massa: le basterebbe trasformarlo in un moltiplicatore del prezzo medio di vendita e in un dispositivo-ponte tra iPhone e iPad, capace di rimettere al centro un'idea che negli smartphone si era un po' affievolita — lo schermo come spazio di lavoro, non solo come superficie di consumo.
La cerniera era il problema, ma non l'unico
La cerniera è il simbolo della sfida tecnica, ma non perché sia semplicemente «la parte che si rompe». È il componente che condiziona tutto: lo spessore del dispositivo chiuso, la rigidità quando è aperto, la resistenza alla polvere, la sensazione di qualità al tatto, il "creasing" — la piega visibile al centro dello schermo — e il costo delle riparazioni. Apple, che storicamente si prende tempo prima di entrare in categorie già esplorate da altri, sembra voler evitare l'errore classico delle prime generazioni: stupire in fase di presentazione e poi generare frustrazioni nell'uso quotidiano.
Se la cerniera è davvero matura, la domanda si sposta su come Apple intenda gestire il post-vendita: garanzie, riparazione degli schermi, tempi e costi. Su un prodotto oltre i 2.000 dollari, la «proprietà» non si esaurisce nel prezzo di acquisto: include quanto serenamente si usa il dispositivo ogni giorno e quanto è prevedibile quello che succede se qualcosa va storto.
Il vero test è il software
La seconda sfida è l'utilità dello schermo interno aperto, cioè la capacità di fare più cose contemporaneamente. Su questo fronte Apple parte da una posizione curiosa: su iPad il multitasking esiste da anni, ma su iPhone è sempre rimasto limitato — finestre sovrapposti, cambio rapido tra app, nessun vero «due cose affiancate» sullo schermo. Le indiscrezioni più recenti descrivono un iOS adattato al formato pieghevole, con barre laterali, app che si ridimensionano meglio e la possibilità di affiancare due applicazioni in modo nativo quando il dispositivo è aperto — pur restando su iOS e non sul sistema operativo degli iPad.
Questa scelta — un iOS che si allarga invece di un iPadOS che si restringe — è più significativa di quanto sembri. iOS è la promessa di semplicità e coerenza che ha reso l'iPhone il dispositivo più prevedibile del mercato. I pieghevoli Android hanno spesso mostrato il contrario: app che cambiano layout passando da chiuso ad aperto, elementi che si spostano, applicazioni che non sfruttano lo spazio aggiuntivo. Se Apple vuole davvero funzionare da acceleratore per l'intera categoria, deve rendere il passaggio tra schermo esterno e interno un gesto naturale, non un momento in cui ci si ricorda di avere in mano qualcosa di insolito.
C'è poi la questione della comodità da chiuso. Il formato a libro ha un difetto strutturale: quando è piegato, il dispositivo è più spesso e spesso più stretto o più alto di uno smartphone tradizionale. Per questo il design ispirato al Pixel Fold va letto come una scelta di priorità: puntare su un display esterno realmente praticabile, non su proporzioni allungate difficili da usare con una mano sola. Se la facciata esterna diventa un telefono a tutti gli effetti e quella interna un quasi-tablet, il pieghevole acquisisce un senso preciso: in tasca è un telefono, sulla scrivania è uno strumento per lavoro leggero, lettura, navigazione e messaggistica.
Con un prezzo da 2.500 dollari la domanda vera è se stai comprando un iPhone migliore o un iPad più piccolo
Il confronto con i rivali già in vendita
A quel punto il prezzo — per quanto elevato — smette di essere solo una barriera e diventa una domanda di sostituzione: sto comprando un iPhone più caro, o un iPhone che riduce il bisogno di un secondo dispositivo? È una differenza psicologica rilevante. In Europa, e in Italia in particolare, conta anche il confronto con i pieghevoli già disponibili. Un Samsung Galaxy Z Fold6 nella versione da 512 GB viene proposto da alcuni rivenditori italiani a oltre 2.200 euro. Il confronto non è perfetto — promozioni, permuta e canali di vendita cambiano molto — ma aiuta a capire il posizionamento: Apple non entrerebbe in territorio inesplorato dal punto di vista del prezzo, bensì in un segmento già costoso, dove l'asticella della qualità percepita è alta e la tolleranza agli esperimenti è bassa.
Sul fronte dei volumi, 10 milioni di unità nel mondo Apple non sono una cifra enorme se paragonati al totale degli iPhone venduti ogni anno, ma lo diventano se rapportati alla scala dell'intero mercato pieghevole — stimato da IDC intorno ai 20,6 milioni di unità globali nel 2025. La direzione è chiara: Apple si comporta come se il pieghevole dovesse pesare subito, almeno nel mix di gamma e nell'immaginario collettivo.
Cattive e buone notizie per la concorrenza
Per i concorrenti, l'ingresso di Apple è una cattiva notizia e una buona allo stesso tempo. Cattiva perché Apple può drenare valore anche con disponibilità limitata: se il mercato pieghevole è soprattutto un mercato di prezzo medio, un iPhone pieghevole può spostare la torta verso l'alto più di quanto sposti le unità vendute. Buona perché, paradossalmente, Apple può normalizzare la categoria e rendere più facile vendere anche i prodotti concorrenti: IDC afferma esplicitamente che l'arrivo di Apple aumenterebbe la consapevolezza e l'interesse dei consumatori. È lo stesso schema già visto in altre categorie dove Apple non è arrivata per prima, ma ha fatto da acceleratore — imponendo standard di esperienza utente, accessori e comunicazione.
Il nodo irrisolto è che i pieghevoli hanno sempre avuto due problemi intrecciati: affidabilità e utilità. Se la cerniera è davvero matura, resta da dimostrare l'altra metà: quanto iOS e l'ecosistema delle app saranno pronti a trattare lo schermo interno come uno spazio distinto, senza trasformarlo in un iPad dimezzato. Nelle community online il timore ricorrente è che Apple introduca il multitasking avanzato solo sul pieghevole, mantenendo l'iPhone tradizionale su un modello d'uso più semplice per spingere verso il modello più costoso.
Se il lancio sarà davvero a settembre, le prossime settimane saranno soprattutto un gioco di aspettative: quanto Apple lascerà trasparire sull'esperienza software, quanto gli sviluppatori dovranno adattare le loro app, e soprattutto come il dispositivo verrà presentato — come un iPhone più capace, o come un modo radicalmente diverso di usare iPhone. È una differenza che decide il tipo di domanda: curiosità da early adopter o desiderio da fascia alta. Per Apple il pieghevole sembra un prodotto che deve fare due cose contemporaneamente: offrire una ragione nuova per spendere molto su uno smartphone e dimostrare che questa categoria ha finalmente superato la fase degli entusiasti disposti ad accettare qualsiasi compromesso.