iPhone Fold, Apple punta sul multitasking prima ancora che sullo schermo
Il pieghevole di Apple si annuncia come un ripensamento profondo dell'interfaccia iOS, con split-screen e logiche da iPad su un display interno in formato 4:3
Apple si prepara ad entrare nel mercato degli smartphone pieghevoli con un prodotto che, stando alle indiscrezioni più recenti, non punta sull'effetto spettacolare dell'hardware. Il vero obiettivo dichiarato di iPhone Fold sarebbe un'altra cosa: permettere di usare due applicazioni contemporaneamente, in modo serio e fluido, su un display che quando si apre raggiunge dimensioni simili a quelle di un piccolo tablet. Una promessa che iPhone non ha mai davvero mantenuto.
La notizia, in sé, non è che Apple farà un pieghevole — questa ipotesi circola da anni. La novità è che il progetto sembrerebbe costruito attorno a una scelta precisa di interfaccia: un sistema operativo iOS ripensato per uno schermo interno ampio, con logiche vicine a quelle di iPad, split-screen (la possibilità di affiancare due app sullo stesso schermo), e una barra laterale per richiamare rapidamente le applicazioni. Un cambio di paradigma, non solo di forma.
Un mercato ancora di nicchia
Vale la pena capire in che contesto si muove Apple. Gli smartphone pieghevoli esistono da anni — Samsung li produce in grande scala, altri produttori asiatici li hanno seguiti — ma sono rimasti un segmento visibile più che davvero diffuso. Secondo le stime di TrendForce, nel 2024 sono stati spediti nel mondo circa 17,7 milioni di smartphone pieghevoli, pari a circa l'1,5% del mercato globale. Una quota minuscola, concentrata nella fascia alta dei prezzi.
In questo scenario, l'ingresso di Apple non si legge come una corsa ai volumi, ma come una mossa da mercato premium: provare a rendere desiderabile un formato che molti consumatori percepiscono ancora come costoso e potenzialmente fragile, usando il software come leva per normalizzarlo. Apple non entra per vendere milioni di pezzi subito — entra per fissare un nuovo standard di esperienza.
Il vero nodo è il multitasking
Su iPhone, l'idea di fare due cose contemporaneamente è sempre stata gestita in modo indiretto: si passa rapidamente da un'app all'altra, si guarda un video in una finestra sovrapposta (picture-in-picture), le app ricordano dove le avevi lasciate. Ma uno split-screen sistematico — due applicazioni aperte e visibili insieme, come su un computer — non è mai esistito su iOS. Portarlo ora su un dispositivo pieghevole significa fare una scelta culturale prima ancora che tecnica: riconoscere che quando lo schermo raggiunge dimensioni da mini-tablet, il modello «una sola app per volta» diventa un limite.
Il confronto inevitabile è con i pieghevoli Android, in particolare con il Galaxy Z Fold di Samsung, che da generazioni lavora su barre delle applicazioni, pannelli laterali e finestre multiple. Su Android, per chi usa davvero queste funzioni, il valore aggiunto non è l'apertura fisica del telefono, ma la possibilità di costruire flussi di lavoro personalizzati: leggere mentre si prende nota, guardare una mappa mentre si chatta, scrivere una mail con un documento aperto a fianco. Apple sembra voler rispondere con un approccio più controllato: uno split-screen chiaro e ripetibile, coerente con iOS, senza aprire subito alla complessità di finestre libere come su un tablet o un computer.
Il multitasking funziona davvero solo se le app principali sono ottimizzate al lancio
Ed è qui che si gioca la tensione più interessante. La promessa di un'«esperienza tipo iPad» regge solo se le applicazioni disponibili al lancio sono davvero ottimizzate per il grande schermo. Un multitasking che funziona bene solo con le app di Apple — Safari, Mail, Note — rischia di sembrare una dimostrazione elegante. Uno che funziona anche con i grandi servizi di produttività, comunicazione e creatività diventa invece un'abitudine quotidiana. E le abitudini, più delle specifiche tecniche, determinano se un nuovo formato smette di essere una curiosità e diventa una categoria stabile.
Il display racconta le intenzioni
Le indiscrezioni insistono su un pannello interno dal formato vicino al 4:3 — lo stesso rapporto tra larghezza e altezza degli iPad, diverso dal formato allungato tipico degli smartphone moderni. È un dettaglio che sembra tecnico, ma è in realtà una dichiarazione d'intenti: il 4:3 favorisce layout più simili a quelli di un tablet, riduce la sensazione di avere un telefono semplicemente più grande che si apre, e spinge verso un uso orientato alla lettura, ai contenuti e all'affiancamento di due colonne o applicazioni. Meno cinema, più lavoro.
Poi ci sono i compromessi, che su un pieghevole pesano più che su un modello tradizionale perché ogni vincolo fisico impone scelte nette. L'assenza di Face ID — il sistema di riconoscimento facciale di Apple — sostituito da un Touch ID integrato nel tasto laterale di accensione, è uno di quei segnali che raccontano la maturità del progetto hardware. Integrare il modulo completo di Face ID attorno a un display pieghevole, con i suoi vincoli di spazio e resistenza meccanica, è tecnicamente complesso. Il Touch ID sul tasto laterale è una soluzione pragmatica, già usata su altri prodotti Apple come certi modelli di iPad, ma cambia l'esperienza quotidiana: richiede il contatto fisico del dito, è più «intenzionale» e meno invisibile rispetto al riconoscimento facciale automatico.
Samsung domina, Apple arriva dopo
Counterpoint descrive il terzo trimestre del 2025 come un periodo record per le spedizioni di smartphone pieghevoli, con Samsung che avrebbe mantenuto una quota di mercato intorno al 64% nel segmento. Apple arriva tardi, ma non necessariamente «in ritardo» nel senso strategico del termine: la storia del gruppo di Cupertino è quella di un'azienda che entra quando ritiene di poter stabilire un nuovo standard, non quando la tecnologia è appena nata. L'iPod non fu il primo lettore MP3, l'iPhone non fu il primo smartphone. Il rischio, semmai, è che i pieghevoli Android abbiano nel frattempo alzato l'asticella proprio sul terreno che Apple dichiara di voler conquistare: la produttività su grande schermo.
La storia recente di Apple con il multitasking suggerisce anche una certa cautela nell'aspettarsi rivoluzioni immediate. Con Stage Manager su iPad — un sistema che avvicina l'interfaccia del tablet a quella di un computer, con finestre sovrapponibili — l'azienda ha introdotto il nuovo paradigma in modo graduale, inizialmente con limitazioni, poi affinato nel tempo. È un pattern che potrebbe ripetersi: un iPhone Fold di prima generazione con uno split-screen molto curato ma deliberatamente limitato, da espandere in base a come gli utenti lo useranno davvero.
Apple entra nel mercato dei pieghevoli per cambiare le aspettative, non per inseguire i volumi
La domanda che conta per chi usa iPhone
Per chi vive già nell'ecosistema Apple, la domanda pratica non è «sarà come Android?», ma «cosa cambia rispetto a un iPhone Pro Max e a un iPad mini?». Se il software riesce a rendere naturale il passaggio dallo schermo esterno a quello interno — senza ricaricamenti, riorganizzazioni, interruzioni — iPhone Fold può diventare un oggetto di continuità: un telefono che, quando serve, si comporta davvero come un mini-tablet, senza portarsi dietro le complessità di un tablet vero. Se invece il valore resta confinato a pochi scenari d'uso, il rischio è che venga percepito semplicemente come un iPhone premium che si apre, con tutte le fragilità — reali o percepite — che il pubblico associa ai pieghevoli.
Anche la tempistica conta. Alcune ricostruzioni parlano di un debutto legato alla finestra di lancio di iPhone 18 Pro, il che significherebbe un posizionamento da «nuova punta di gamma», non da esperimento. In quel contesto, il multitasking non potrà permettersi di sembrare una versione beta: sarà il criterio principale con cui giornalisti, utenti e concorrenti giudicheranno se il dispositivo esiste per una ragione valida.
Alla fine, l'elemento più interessante delle indiscrezioni non è il pieghevole in quanto tale, né il ritorno del Touch ID, né il foro della fotocamera nel display interno. È l'idea che Apple stia cercando di risolvere un problema che su iPhone ha sempre rimandato: cosa succede quando lo schermo non è più «da telefono». Un pieghevole Apple senza un multitasking credibile sarebbe solo un nuovo modo di consumare contenuti su un iPhone molto caro. Con un multitasking semplice ma davvero usabile, e sufficientemente supportato dalle app, potrebbe diventare il primo iPhone capace di cambiare il ritmo della giornata, non solo la qualità delle foto.