Samsung alza i prezzi del Galaxy Z Fold 7 sulle versioni con più memoria
Un rincaro di 80 dollari sulle configurazioni da 512GB e 1TB, senza annunci ufficiali: dietro la mossa c'è la crisi globale dei chip di memoria e una strategia precisa
Comprare uno smartphone di fascia alta significa spesso ragionare su quanta memoria interna scegliere. E quando il produttore alza silenziosamente il prezzo proprio di quelle configurazioni, senza comunicati stampa né spiegazioni ufficiali, il segnale vale più del numero in sé. È quello che è successo con il Samsung Galaxy Z Fold 7 negli Stati Uniti: la variante da 512GB è passata a 2.200 dollari e quella da 1TB a 2.500 dollari, con un incremento di 80 dollari rispetto ai prezzi precedenti. La versione base da 256GB resta invece a 2.000 dollari, invariata.
Un aggiornamento di listino discreto, quasi chirurgico. Nessun annuncio formale, nessuna giustificazione pubblica. Il fatto che l'aumento riguardi solo le configurazioni con più storage — e non il modello d'ingresso — racconta una scelta precisa: Samsung ha deciso di non assorbire più una parte della pressione sui costi, trasferendola selettivamente su chi è già disposto a spendere di più.
Lo storage torna a costare
Per capire perché proprio adesso, bisogna guardare a cosa sta succedendo nel mercato globale dei chip di memoria. Fino a poco tempo fa, la differenza di prezzo tra uno smartphone da 128GB e uno da 512GB era determinata più da scelte commerciali che da costi reali: i produttori usavano i tagli di memoria come leva di segmentazione, e la memoria in sé era una voce abbastanza stabile nei bilanci. Quel periodo si è chiuso.
Le stime più citate nel settore indicano rialzi marcati dei prezzi contract — cioè quelli degli accordi tra grandi produttori e fornitori — sia per la DRAM sia per la memoria NAND Flash, con previsioni di ulteriori aumenti nel secondo trimestre del 2026. La tensione sul fronte NAND era già visibile nel 2025: non si tratta di un episodio isolato, ma di un ciclo che si sta consolidando.
La memoria nei telefoni costa di più perché i data center ne comprano enormi quantità per l'intelligenza artificiale
Il collegamento con l'intelligenza artificiale può sembrare indiretto, ma funziona come in molte catene di fornitura: quando un settore — in questo caso i server e i data center che alimentano i modelli AI — è disposto a pagare di più e ad assorbire volumi enormi, tende a drenare capacità produttiva e a spostare gli incentivi dei produttori di chip. Il risultato per chi compra un telefono non è necessariamente scaffali vuoti, ma un riallineamento dei costi che emerge prima sui prodotti dove i margini sono più elastici. Ed è difficile trovare un esempio più calzante di uno smartphone pieghevole da 2.000 dollari.
Una strategia pensata per chi vuole il massimo
Samsung ha scelto di non toccare il prezzo d'ingresso, che funziona da ancora psicologica nelle comparazioni: il Fold 7 «costa 2.000 dollari» rimane vero, e il rincaro viene percepito come un extra legato a una scelta opzionale. In pratica, però, per chi usa il telefono pieghevole come dispositivo principale — scattando foto, girando video, installando app pesanti, lavorando in mobilità — 256GB possono diventare stretti prima del previsto. Un foldable, per il modo in cui invita a essere usato, consuma storage più rapidamente di uno smartphone tradizionale.
I pieghevoli restano una categoria che cresce per visibilità più che per volumi: il mercato si sta ancora consolidando e la sensibilità al prezzo è un tema cronico. Ogni rialzo, anche limitato, rischia di allargare il divario con gli smartphone premium tradizionali, dove la concorrenza è più aggressiva e le promozioni più frequenti. L'aumento sposta l'asticella dell'adozione, soprattutto per chi era attratto dal formato pieghevole ma cercava un prezzo «giustificabile» rispetto a un flagship classico.
Un rincaro in corsa è una rarità
Un incremento di prezzo a ciclo di prodotto già avviato è un'anomalia nell'elettronica di consumo, dove di solito accade il contrario: sconti progressivi, permute più generose, bundle con accessori. Quando succede l'opposto, significa quasi sempre che qualcosa si è mosso nei costi o nella disponibilità dei componenti, e che il produttore non vuole — o non può — difendere i prezzi originali su tutte le varianti. Per chi pianifica l'acquisto, questo cambia le carte: la logica «aspetto qualche mese e pago meno» resta spesso valida per il modello base, ma diventa meno prevedibile per le configurazioni con più memoria, proprio quelle più esposte alla volatilità dei costi.
C'è anche una lettura più ampia. Le previsioni 2026 di alcuni analisti indicano un calo a doppia cifra delle spedizioni globali di smartphone, con ricavi più stabili dei volumi: in questo contesto, alzare leggermente il prezzo medio di vendita — quello che nel settore si chiama ASP — può diventare una leva più efficace che rincorrere unità vendute. Un pieghevole top di gamma è un candidato naturale per questa logica.
Chi compra il Fold 7 deve ragionare su quanto storage serve davvero nel suo uso quotidiano
Cosa fare se stai valutando l'acquisto
La prima risposta pratica è non ragionare solo sul listino ufficiale. Nel mondo Samsung, soprattutto sulla fascia alta, le promozioni — permute, upgrade di storage incluso, buoni acquisto, bundle con wearable — hanno spesso inciso più del prezzo di listino sul costo finale. L'aumento di 80 dollari cambia la base di partenza, ma non elimina la possibilità che il canale promozionale continui a essere lo strumento con cui Samsung gestisce domanda e scorte.
La seconda valutazione riguarda lo storage stesso. Comprare meno memoria e affidarsi al cloud o a un disco esterno è una soluzione percorribile, ma su uno smartphone senza slot per schede di memoria aggiuntive diventa un'abitudine quotidiana, non un'opzione occasionale. È come scegliere un laptop con SSD ridotto contando su un disco esterno: funziona, ma solo se il proprio modo di lavorare è davvero compatibile. Su un foldable, dove si tende a produrre e consumare più contenuti, la frizione si sente prima.
Quanto durerà questo scenario? La direzione dei segnali di filiera suggerisce che la volatilità delle memorie non rientrerà in poche settimane. I produttori aggiornano i listini quando i costi si consolidano, e storicamente sono più rapidi ad applicare rincari che a ritirarli. La variabile da osservare nelle prossime settimane non è tanto se l'aumento arriverà anche in altri mercati, ma se diventerà la nuova normalità: listini più rigidi sulle configurazioni alte e promozioni più tattiche per convincere gli indecisi. Per l'utente, la domanda concreta resta una sola: quanto vale, nel proprio uso reale, la tranquillità di avere 512GB o 1TB su un dispositivo che si compra anche per sostituire due device in uno.