RAM e Antitrust

Samsung, SK hynix e Micron a processo per aver manipolato i prezzi della RAM

Una class action depositata in California accusa i tre giganti della memoria di aver coordinato la riduzione dell'offerta per far salire i prezzi, con ricadute concrete anche in Europa

Quando il prezzo di un componente considerato banale come la RAM per PC aumenta del 700% in quattro anni, qualcosa non torna. È questa la premessa della class action depositata in California contro Samsung, SK hynix e Micron, i tre colossi che insieme controllano circa il 90% della produzione mondiale di DRAM, la memoria utilizzata in computer, server e dispositivi di ogni tipo. I diciassette querelanti sostengono che le aziende abbiano deliberatamente ridotto la produzione delle generazioni più diffuse — DDR3 e DDR4 — per far salire i prezzi, approfittando di una transizione tecnologica in corso come copertura.

Il procedimento è stato depositato il 25 giugno 2026 presso il tribunale federale del distretto nord della California, ed è registrato come causa antitrust ai sensi dello Sherman Act, la principale legge americana contro i cartelli e le pratiche anticoncorrenziali. Un aumento del 700% non dimostra di per sé un accordo illecito, ma è il tipo di dato che trasforma una disputa tra avvocati in una questione di interesse pubblico.

Due mercati, una sola capacità produttiva

Per capire cosa sta succedendo, è utile tenere a mente che il mondo della memoria si è spaccato in due traiettorie. Da un lato c'è la DRAM tradizionale — DDR3 e DDR4 — che alimenta centinaia di milioni di PC aziendali, workstation, macchinari industriali e sistemi ricondizionati. Dall'altro c'è la HBM, una memoria ad altissime prestazioni costruita impilando più strati di chip uno sull'altro, progettata appositamente per alimentare i processori che fanno girare l'intelligenza artificiale.

La denuncia sostiene che la corsa verso l'HBM sia stata usata come giustificazione per comprimere l'offerta delle generazioni più vecchie. La replica implicita dei produttori è altrettanto logica: se l'HBM genera margini più alti e la domanda è tale da esaurire tutta la capacità disponibile, perché un'azienda dovrebbe mantenere linee produttive dedicate a tecnologie meno redditizie? Il confine tra una scelta industriale razionale e un comportamento anticoncorrenziale, in un mercato dominato da tre soli attori, smette di essere intuitivo.

Tre aziende controllano il 90% della produzione mondiale di RAM e decidono quanto ce n'è sul mercato

Secondo TrendForce, i prezzi contrattuali della DRAM convenzionale nel primo trimestre 2026 sono cresciuti fino al +90-95% rispetto al trimestre precedente, e per il secondo trimestre 2026 la previsione è di un ulteriore +58-63%. Sono aumenti che non si spiegano con l'inflazione. In questo contesto, i grandi acquirenti — le multinazionali del cloud e i costruttori di server — cercano di assicurarsi forniture con contratti e allocazioni anticipate, mentre tutti gli altri finiscono in coda.

Chi resta senza memoria

Micron ha annunciato accordi di fornitura a lungo termine, dichiarando che 14 dei 16 contratti sottoscritti valgono almeno 100 miliardi di dollari di ricavi minimi cumulati. Tradotto: quando la capacità produttiva è scarsa, avere un rapporto contrattuale privilegiato conta quanto il prezzo. Le piccole imprese di assemblaggio e riparazione — alcune delle quali figurano tra i querelanti — si trovano in una posizione svantaggiata, perché non hanno né i volumi né il potere negoziale per "prenotare" memoria con mesi di anticipo.

Il tema ha raggiunto anche le istituzioni europee. A Bruxelles è arrivata un'interrogazione parlamentare sul monitoraggio dei prezzi e della disponibilità di DRAM e HBM, con riferimento agli strumenti di allerta precoce previsti dal Chips Act. L'Europa non ha una filiera della memoria paragonabile a quella asiatica o americana: quando HBM e DRAM per server assorbono la capacità produttiva globale, l'effetto si propaga anche sui componenti più comuni.

Sul mercato italiano, l'impatto è misurabile. La DDR4, che fino a pochi anni fa era un componente acquistabile con prezzi stabili, oggi mostra oscillazioni difficili da spiegare. Un rilevamento su Kelkoo aggiornato al 24 giugno 2026 mostra un kit DDR4 da 32 GB a 455,51 euro, contro un minimo di 287,31 euro registrato appena il 5 maggio 2026 per lo stesso prodotto: quasi 170 euro di differenza in meno di due mesi.

Accordo illecito o mercato oligopolistico

In un'aula di tribunale, dimostrare un cartello è molto più difficile che mostrare prezzi alti. Il nodo centrale è la distinzione tra condotte parallele e collusione. In un oligopolio — un mercato con pochissimi venditori — è normale che le aziende reagiscano in modo simile agli stessi segnali: se la domanda di HBM esplode, tutte e tre riconvertiranno le linee produttive. Questo non è necessariamente un accordo. Per sostenere l'ipotesi di cartello, la legge richiede elementi aggiuntivi che rendano difficile spiegare i comportamenti come reazioni indipendenti al mercato.

Una causa civile analoga era già stata respinta nel 2018 per insufficienza di prove. I querelanti di oggi dichiarano di disporre di elementi nuovi rispetto a quel caso, ma la solidità di questi elementi sarà il vero snodo del procedimento. Nel frattempo, il settore porta con sé un precedente storico che pesa nella percezione pubblica: il Dipartimento di Giustizia americano ha già ottenuto in passato patteggiamenti e multe penali per accordi di fissazione dei prezzi DRAM nel periodo 1999-2002. Questo non è una prova di nulla nel caso attuale, ma dimostra che il rischio non è teorico quando tre fornitori coprono quasi tutta l'offerta mondiale.

La capacità produttiva non si riconverte in poche settimane e i contratti pluriennali rendono tutto più rigido

C'è poi una complessità industriale che la narrativa semplice del "hanno tagliato per far salire i prezzi" tende a sottovalutare. Produrre memoria avanzata non è come aprire un rubinetto: richiede impianti specializzati, macchinari costosi e, nel caso dell'HBM, processi di assemblaggio sofisticati che impilano fisicamente più chip. Alcune analisi hanno indicato che nel 2025 uno dei principali colli di bottiglia fosse proprio questo assemblaggio avanzato, più che la produzione dei chip stessi. Se un produttore ha già vincolato la propria capacità di assemblaggio con contratti pluriennali per HBM, tornare rapidamente a produrre DDR4 significherebbe rompere quegli accordi o investire in linee aggiuntive — con costi e tempi che si misurano in anni, non in settimane.

Una commodity che non esiste più

Il paradosso è che la DDR4 non sta sparendo. Resta installata in milioni di macchine con cicli di vita lunghi, in sistemi industriali, nel mercato del ricondizionato — che in Europa rappresenta anche una risposta economica e ambientale alla sostituzione completa dei dispositivi. Con i prezzi instabili, si vedono scelte che fino a poco tempo fa sembravano eccentriche: tenere in vita piattaforme DDR4 più a lungo del previsto, cercare moduli sul mercato dell'usato, o nei data center tentare soluzioni architetturali per usare memoria legacy dove la piattaforma aggiornata richiederebbe DDR5.

La memoria sta perdendo i tratti di una commodity — un prodotto intercambiabile acquistabile al prezzo più basso — per assumere quelli di una risorsa strategica, allocata con contratti e priorità. Questa trasformazione non dipende dall'esito del processo in California. Anche senza una condanna, la combinazione di concentrazione industriale estrema, barriere d'ingresso altissime e domanda AI in crescita può mantenere alta la volatilità e spostare il mercato verso contratti di lungo periodo, riducendo la disponibilità immediata per chi non ha il peso contrattuale dei grandi acquirenti.

I tempi della giustizia, infine, non coincidono con quelli di chi deve comprare o aggiornare la RAM oggi. Le class action antitrust sono procedimenti lunghi, e i primi snodi reali arrivano spesso anni dopo il deposito. Nel frattempo, se l'AI continua ad assorbire capacità produttiva e i produttori trovano conveniente mantenere l'offerta di DRAM tradizionale sotto controllo, la stabilità dei prezzi che caratterizzava il mercato prima del 2025 potrebbe non tornare — indipendentemente da quello che deciderà il tribunale.