Apple presenta il nuovo iMac con chip M6 e più AI sul computer
Più core e acceleratori per l'intelligenza artificiale: il vantaggio reale dipende da app, memoria e servizi cloud, con preordini dal 28 ottobre
Quando si sceglie un computer, la velocità delle applicazioni non è più l'unico metro di giudizio: conta anche la capacità di elaborare testi, immagini e richieste di un assistente direttamente sulla macchina, senza passare da internet. Il nuovo iMac con chip M6, annunciato da Apple il 27 ottobre 2026, nasce in questo scenario. Design, schermo e sette colori restano quelli della generazione precedente, mentre cambiano le componenti interne: più potenza di calcolo, acceleratori dedicati all'intelligenza artificiale e connessioni aggiornate.
Le promesse di Apple sulle prestazioni
L'azienda dichiara un miglioramento del 50% nelle attività quotidiane rispetto all'iMac con chip M4 e prestazioni fino a cinque volte superiori nell'AI eseguita in locale. Sono due numeri da leggere separatamente, perché aprire un programma, ritoccare una fotografia e far girare un modello linguistico mettono al lavoro parti diverse del computer. Chi arriva da un iMac con processore Intel affronta anche il passaggio all'architettura Apple silicon, cioè ai chip progettati da Apple. Per chi possiede già un M4 la domanda è più concreta: quanto tempo si risparmia nei programmi che si usano davvero? Resta il fatto che i risultati annunciati sono misure del produttore, ottenute nei suoi test.
Un chip con più acceleratori
M6 arriva fino a dodici core sia nella CPU, il processore che gestisce le operazioni generali, sia nella GPU, il componente dedicato alla grafica e a molti calcoli eseguiti in parallelo. Nei core grafici si trovano acceleratori neurali, e a questi si aggiunge un Neural Engine composto da due unità dedicate. L'accelerazione per l'AI è quindi distribuita su più zone del chip. La strada era già tracciata con M5, presentato il 15 ottobre 2025: in quel caso Apple aveva inserito un Neural Accelerator in ciascun core della GPU, lasciando il Neural Engine come blocco separato.
La differenza conta per capire quali programmi ne traggano beneficio. Un'applicazione deve usare strumenti software capaci di indirizzare il lavoro verso l'hardware adatto: gli acceleratori offrono la possibilità, l'ottimizzazione dell'app decide quanta parte di quella possibilità diventi un vantaggio concreto. Anche l'espressione AI locale raccoglie attività diverse. Far girare un grande modello linguistico, o LLM, significa prima elaborare la richiesta dell'utente e poi generare la risposta un pezzo alla volta.
Due fasi, due colli di bottiglia
Uno studio sperimentale sul sistema di esecuzione BaseRT, condotto su un M5 Pro, mostra perché convenga misurare separatamente queste fasi. Gli acceleratori favoriscono soprattutto l'elaborazione iniziale del testo, mentre la generazione successiva dipende molto dalla velocità con cui il chip legge i dati dalla memoria. La ricerca riguarda un'altra piattaforma e va presa come indicazione di metodo, senza trasformarla in un benchmark di M6. Ne emerge uno scenario plausibile: un assistente potrebbe cominciare a rispondere prima, con un guadagno più contenuto sulla rapidità delle parole che seguono.
Gli acceleratori aiutano soprattutto la prima fase della risposta di un assistente
Anche la memoria merita attenzione. Su Apple silicon processore e grafica condividono la memoria unificata, che deve contenere modello, dati di lavoro e applicazioni aperte. Uno studio di Afsara Benazir e Felix Xiaozhu Lin mostra che la quantizzazione, tecnica che riduce lo spazio occupato dai modelli rappresentandone i valori con minore precisione, produce effetti diversi a seconda dell'implementazione: comprimere di più può aggiungere lavoro di conversione. Per un confronto onesto tra M6 e M4 serviranno quindi lo stesso modello, impostazioni equivalenti e quantità di memoria comparabili.
Servono davvero nuovi Mac?
Per l'utente conviene distinguere l'accesso alle funzioni dalla rapidità con cui vengono eseguite. Apple Intelligence supporta anche i Mac con M1 e successivi, con requisiti e limitazioni legati alle singole funzionalità. Chi ha un iMac M4 può dunque ricevere molte novità attraverso gli aggiornamenti. Il nuovo hardware acquista valore quando l'elaborazione locale diventa frequente e i tempi di attesa pesano sul lavoro. Per la posta, i documenti e l'uso occasionale dell'assistenza integrata, la compatibilità già disponibile incide parecchio sulla decisione.
La partita degli sviluppatori
Una parte importante della trasformazione passa da chi crea le app. Il Foundation Models framework, l'insieme di strumenti che permette ai programmi di usare il modello linguistico locale di Apple, funziona anche offline e senza un costo per ogni richiesta a un servizio cloud. Tra gli esempi proposti dall'azienda ci sono quiz generati dagli appunti e ricerche in linguaggio naturale. Presentando questi strumenti, Craig Federighi, dirigente Apple responsabile del software, ha indicato nell'accesso al modello un'opportunità per nuove esperienze nelle app. Per gli sviluppatori la rilevanza è economica: funzioni usate di frequente diventano sostenibili, mentre con un servizio remoto il costo crescerebbe insieme all'uso.
Il cloud resta nel gioco
Più potenza nel chip non significa autonomia completa dalla rete. Apple mantiene un'architettura che combina elaborazione sul dispositivo e servizi remoti. L'8 giugno 2026 ha annunciato l'espansione di Private Cloud Compute, l'infrastruttura che gestisce le richieste più impegnative, a Google Cloud con tecnologie NVIDIA. Chi tratta documenti riservati deve quindi sapere dove venga eseguita ogni funzione e quali protezioni si applichino ai dati: l'esecuzione locale riduce la necessità di trasmetterli, mentre le funzioni remote seguono le garanzie del servizio utilizzato.
Elaborazione locale e servizi cloud restano due strade distinte per Apple
Le differenze hanno anche un risvolto economico. Alcune funzioni di Apple Intelligence basate su server prevedono limiti giornalieri, con accesso esteso a pagamento annunciato per il futuro. Un computer più potente aumenta le risorse disponibili sul dispositivo, mentre quote e condizioni dei servizi seguono regole proprie.
Per il lettore italiano c'è poi la questione della lingua. Apple Intelligence comprende l'italiano, mentre le note dell'annuncio indicano per Siri AI un elenco più ristretto di lingue, tra le quali l'italiano manca. Vanno distinte anche le piattaforme: le limitazioni europee riportate per Siri AI riguardano iPhone, iPad e Apple Watch, e applicarle automaticamente al Mac darebbe un quadro impreciso delle funzioni disponibili.
Connessioni e design
Sul fronte hardware arrivano Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e un'archiviazione più veloce. Ethernet 2.5 Gigabit e quattro porte Thunderbolt 4 sono riservate alla configurazione superiore, un dettaglio rilevante per chi collega archivi esterni, dock e monitor. Il beneficio dipende anche dal resto dell'attrezzatura: una rete aggiornata richiede dispositivi compatibili lungo tutto il percorso dei dati. Il design invariato conserva la formula all-in-one, con schermo e computer riuniti nello stesso corpo.
Un mercato più selettivo
L'aggiornamento arriva mentre il settore frena. Nel terzo trimestre 2026 le consegne mondiali di PC sono scese del 21,2% su base annua, e per i desktop il calo ha raggiunto il 23,5%. La società di analisi Omdia collega la contrazione agli acquisti anticipati e all'aumento dei prezzi, alimentato anche dai costi di memoria e archiviazione. In questo contesto l'AI deve giustificare la sostituzione del computer con utilità e risparmi di tempo riconoscibili.
Lo store italiano indica l'apertura dei preordini per il 28 ottobre e la disponibilità dal 6 novembre. Per chi confronta il nuovo iMac con un M4 già operativo, la verifica più utile riguarda le applicazioni usate ogni giorno: il tempo necessario a elaborare una richiesta lunga, la memoria occupata, il funzionamento senza rete e la configurazione richiesta. Su questi dettagli la maggiore capacità del chip potrà diventare un motivo concreto per cambiare computer.