Microsoft alza i prezzi Xbox fino a 150 dollari per il costo della memoria
Dal 1° agosto 2026 le console Series X e Series S costeranno di più, mentre il modello da 2 TB viene eliminato: dietro la scelta c'è una crisi strutturale del mercato dei chip
Comprare una console Xbox costerà di più. A partire dal 1° agosto 2026, Microsoft aumenterà i prezzi delle sue console negli Stati Uniti di 100 dollari per i modelli da 512 GB e di 150 dollari per quelli da 1 TB. In parallelo, l'azienda interromperà la produzione del modello da 2 TB, eliminando di fatto la variante con più spazio di archiviazione dalla gamma. Secondo la comunicazione ufficiale Xbox, la causa è un'impennata dei costi di memoria e storage che l'azienda definisce «senza precedenti».
Per capire la portata della notizia, vale la pena inquadrarla. Le console da gioco sono storicamente dei prodotti particolari: vengono lanciate a un prezzo fisso, che di solito rimane stabile per anni, mentre i produttori recuperano i margini vendendo giochi, accessori e abbonamenti. Alzare il prezzo a metà generazione — quando la console è già sul mercato da tempo e la sua base di utenti è consolidata — è una mossa rara, quasi un tabù. Eppure sta diventando sempre meno eccezionale.
I chip dell'AI fanno salire tutto
La spiegazione di Microsoft punta su una categoria specifica di componenti: la memoria. Nel 2026, però, la memoria non è più soltanto una voce di costo per i produttori di smartphone e PC. È diventata una risorsa contesa, perché serve in grandi quantità anche per alimentare i data center che fanno girare l'intelligenza artificiale. Quando la domanda cresce più velocemente della capacità produttiva, i prezzi salgono per tutti.
TrendForce, uno dei principali osservatori del mercato dei semiconduttori, ha registrato nel primo trimestre del 2026 rialzi record sui contratti di DRAM convenzionale — quella usata come RAM — nell'ordine del +90–95% rispetto al trimestre precedente, e aumenti della NAND Flash — quella usata per lo storage — tra il +55 e il +60%. In un aggiornamento successivo, lo stesso istituto ha indicato che nel secondo trimestre 2026 la pressione sarebbe proseguita, con DRAM attesa tra +58 e +63% e NAND tra +70 e +75%. La ragione strutturale è che i produttori di chip stanno spostando capacità produttiva verso i segmenti più redditizi — server e HBM, la memoria ad alta larghezza di banda usata nelle GPU per l'AI — lasciando meno disponibilità per i prodotti consumer.
Microsoft stima che i costi di memoria e storage siano già cresciuti in media di 2,5 volte, con la previsione che possano raddoppiare ulteriormente entro il 2027. Per un'azienda che deve pianificare la produzione con mesi di anticipo, questo tipo di volatilità è difficile da assorbire senza intervenire sui listini o sulla gamma di prodotti.
Quando i chip per l'AI diventano più costosi, le console pagano il conto insieme a tutti
Perché sparisce il modello da 2 TB
Dal punto di vista del consumatore, avere più spazio di archiviazione è quasi sempre un vantaggio: permette di tenere installati più giochi, evitando di cancellare titoli e poi scaricarli di nuovo. I giochi moderni occupano spesso decine di gigabyte, e con gli aggiornamenti continui lo spazio disponibile si consuma in fretta. Eliminare il modello da 2 TB sembra quindi un passo indietro — e in un certo senso lo è.
Dal punto di vista industriale, però, ogni variante di prodotto aggiunge complessità: acquisti di componenti separati, previsioni di domanda, logistica, gestione delle scorte. In un momento in cui la NAND Flash è volatile e costosa, mantenere una versione che ne richiede il doppio rispetto al modello base significa esporsi a rischi maggiori. Semplificare la gamma è un modo per ridurre questa esposizione, anche a costo di rinunciare alla configurazione più generosa.
Sony aveva già aperto la strada
Xbox non è la prima a muoversi in questa direzione. Anche Sony ha aumentato i prezzi di PlayStation 5, PlayStation 5 Pro e PlayStation Portal, con nuovi listini entrati in vigore il 2 aprile 2026, motivando la scelta con «pressioni continue nel contesto economico globale». Il fatto che il principale concorrente abbia già percorso questa strada rende la mossa di Microsoft meno isolata e, in qualche modo, contribuisce a normalizzare un cambiamento che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato inaccettabile: la console non è più immune dalla volatilità del mercato dei componenti.
Per chi deve decidere se comprare adesso o aspettare, la finestra tra l'annuncio e il 1° agosto crea una situazione concreta: chi aveva già in programma l'acquisto può anticiparlo per evitare il rincaro, mentre chi sperava in sconti estivi potrebbe trovarsi di fronte a una direzione opposta. Anche diverse ricostruzioni giornalistiche indicano che l'aggiornamento sia impostato come una revisione globale, non limitata agli Stati Uniti — il che significa che i mercati europei, Italia inclusa, dovrebbero aspettarsi aggiornamenti dei listini locali, con tempistiche e adattamenti che dipenderanno anche dal cambio euro/dollaro e dalla politica dei prezzi per area geografica.
La console non è più il prodotto a prezzo fisso che i giocatori conoscevano
Il rischio strategico per Microsoft
Gli effetti più profondi di questa tendenza riguardano la struttura stessa del mercato console. Una console non è solo un pezzo di hardware: è il punto d'ingresso a un ecosistema. Chi compra una Xbox diventa potenzialmente un abbonato a Game Pass, un acquirente di giochi digitali, un utente di servizi ricorrenti. Se il prezzo d'ingresso sale troppo, la crescita della base di utenti rallenta — e con essa la platea a cui vendere tutto il resto.
È per questo che alcune dichiarazioni della dirigenza Xbox, secondo cui l'hardware diventa «sempre meno sostenibile» in un mercato instabile, suonano come un segnale di un cambiamento più ampio: la console potrebbe progressivamente smettere di essere il centro del modello economico, diventando uno dei possibili terminali per accedere alla piattaforma, insieme a PC, cloud gaming e dispositivi portatili. Questo non è il primo aumento: il rincaro di agosto si inserisce in una sequenza di ritocchi negli ultimi due anni, che ha visto ridursi le varianti disponibili e crescere il peso dei servizi rispetto alla vendita del dispositivo.
Bitkom, l'associazione dell'industria digitale tedesca, in un position paper del 2026 descrive un mercato della memoria strutturalmente più volatile e suggerisce che gestirlo richiederà contratti e modelli di approvvigionamento più flessibili, con un orizzonte di pressione che potrebbe estendersi ben oltre il breve periodo. Per un produttore di console, che deve bloccare volumi e prezzi dei componenti con largo anticipo, questo significa scegliere ogni volta tra due opzioni scomode: assorbire gli aumenti riducendo i margini, oppure trasferirli in parte agli acquirenti alzando i prezzi o tagliando le configurazioni.
La domanda che resta aperta non è quanto costi una Xbox oggi, ma quanto a lungo il pubblico accetterà che il prezzo cambi con la stessa frequenza degli altri dispositivi elettronici — e quanto valore sarà disposto a spostare dall'acquisto del dispositivo a un abbonamento mensile.