Apple avverte: i prezzi della memoria salgono e frenano i margini
Il CEO Ternus parla di rincari senza precedenti: la domanda di chip per l'AI pesa su margini, forniture e listini dei Mac
Ogni computer, tablet o smartphone ha bisogno di una memoria di lavoro, la RAM, che tiene a portata di mano dati e applicazioni mentre li usiamo. Oggi questo componente, poco visibile per chi compra, sta diventando una variabile decisiva per prezzo e disponibilità dei dispositivi. Nella presentazione dei risultati del 2 novembre 2026 il CEO di Apple, John Ternus, ha definito senza precedenti
l'andamento dei prezzi della memoria, prevedendo ulteriori rincari nel trimestre che termina a dicembre e oltre. La dichiarazione appartiene alla call sul quarto trimestre fiscale, distinto dal terzo trimestre richiamato nelle prime ricostruzioni della notizia.
Vendite solide, margini più sottili
I conti mostrano un contrasto evidente. Apple ha chiuso il trimestre con ricavi per 114,5 miliardi di dollari, mentre il margine lordo, cioè la quota di fatturato che resta dopo i costi diretti, si è fermato al 47,9%. Per il trimestre di dicembre l'azienda prevede un intervallo fra il 45 e il 46%. La memoria è indicata come causa principale della pressione, insieme ai costi di Siri AI. Vendere di più, quindi, può accompagnarsi a guadagni percentualmente inferiori.
Il confronto richiede cautela. I risultati di settembre includono benefici derivanti da rimborsi tariffari, che influenzano il margine complessivo, e quel valore riunisce attività con economie molto diverse, dai dispositivi ai servizi. Il management collega esplicitamente parte del peggioramento alla memoria, ma i dati pubblici non permettono di isolarne il contributo preciso.
Perché la memoria scarseggia
Per capire l'origine del problema bisogna guardare ai produttori di semiconduttori. La RAM appartiene in gran parte alla famiglia DRAM, e gli stessi fornitori devono ripartire le fabbriche fra smartphone, computer e infrastrutture per l'intelligenza artificiale. La richiesta dei centri dati sposta questo equilibrio e cambia le condizioni alle quali i clienti riescono adassicurarsi i componenti.
Un ruolo di rilievo spetta alla HBM, memoria ad alta larghezza di banda che lavora accanto agli acceleratori per l'intelligenza artificiale. Produrla costa molte risorse: nel giugno 2024 Micron spiegava che la generazione HBM3E richiedeva circa il triplo dei wafer, i dischi di silicio su cui si fabbricano i chip, rispetto alla DDR5 a parità di quantità di memoria e tecnologia produttiva. Il rapporto vale per quella generazione, ma aiuta a capire come la crescita di un segmento possa togliere spazio agli altri.
Anche la memoria tradizionale dei server contribuisce alla tensione. L'analisi di TrendForce segnala che alcune configurazioni DDR5 per server hanno raggiunto una redditività per wafer superiore a quella dell'HBM. I fornitori pesano dunque domanda, ricavi e vincoli tecnici allo stesso tempo. Attribuire tutta la scarsità all'HBM semplificherebbe troppo una competizione più ampia, in cui i dispositivi di largo consumo si confrontano con diversi usi della memoria nei centri dati.
I centri dati per l'intelligenza artificiale assorbono sempre più memoria dai produttori
Contratti che vincolano i clienti
Conta quanta memoria si riesce davvero a ottenere, oltre a quanto costa. Micron descrive accordi pluriennali con impegni vincolanti sui volumi, formule chiamate take-or-pay: il cliente si obbliga a pagare anche se acquista meno memoria del previsto. Alcuni contratti fissano soglie minime e massime di prezzo. Chi compra ottiene più prevedibilità al costo di un impegno economico più rigido; chi vende rende più stabili domanda e investimenti. Nei documenti consultati resta riservata l'eventuale partecipazione di Apple a questi accordi.
Le contromisure di Apple
Apple ha illustrato tre strumenti già in uso: scorte acquistate a condizioni precedenti, risparmi su altri componenti e aumenti dei prezzi finali. Il management ha ricordato i ritocchi a Mac e iPad di fine giugno e quelli agli iPhone di settembre. Le scorte attenuano l'impatto sui conti, ma man mano che si esauriscono pesano di più gli acquisti fatti ai prezzi nuovi. Sulla possibilità di ulteriori rincari l'azienda ha lasciato aperte tutte le opzioni.
Cosa cambia per chi compra in Italia
Per gli acquirenti italiani la pressione arriva su listini già impegnativi: il configuratore ufficiale indica un prezzo di partenza di 3.049 euro per Mac Studio. Il costo industriale della RAM e il sovrapprezzo richiesto per una configurazione superiore sono però due cose diverse, perché il secondo include anche scelte commerciali e di posizionamento. Per attribuire un aumento alla sola memoria servirebbe confrontare macchine identiche per processore, grafica e archiviazione, cambiando solo la capacità della RAM.
Le configurazioni da 512 GB mostrano bene la differenza. Apple le propone per carichi professionali e per grandi modelli di intelligenza artificiale eseguiti direttamente sul computer. Il loro valore dipende da ciò che permettono di fare: frequenza d'uso, prestazioni effettive, costo dei servizi cloud alternativi. Il prezzo di una workstation così equipaggiata dice poco sulla convenienza dei Mac destinati a navigazione, documenti e attività quotidiane.
La scelta d'acquisto può partire da qui. Chi deve sostituire una macchina ormai insufficiente ha più da guadagnare confrontando le configurazioni realmente disponibili che inseguendo un possibile rincaro. Chi ha ancora un computer adeguato può attendere e mantenere flessibilità di spesa, accettando l'incertezza sul prezzo futuro. Il configuratore italiano avverte inoltre che le personalizzazioni possono modificare tempi e opzioni di consegna, quindi la disponibilità del modello base e quella della configurazione desiderata vanno valutate separatamente.
Quanto durerà la tensione
La durata del problema è il punto più difficile da trasformare in una decisione. Il 24 giugno 2026 Sanjay Mehrotra, presidente e amministratore delegato di Micron, prevedeva condizioni tese per la DRAM e per la memoria di archiviazione NAND anche oltre il 2027. È la visione di un produttore che beneficia dei prezzi elevati, da leggere come previsione di settore. Il precedente opposto esiste: il 16 novembre 2022 Micron annunciava tagli produttivi per correggere uno squilibrio di mercato. Il settore procede a cicli, e la storia indica che un'inversione può arrivare, senza stabilire quando né con quale forza.
La pressione sulla memoria può colpire il prezzo oppure i tempi di consegna
Per Apple, intanto, il limite riguarda anche le unità vendibili. Durante la call il management ha indicato possibili restrizioni alle forniture di Mac e iPad nel trimestre di dicembre, legate alla memoria. Chi vuole una macchina precisa dovrà quindi controllare anche la data di consegna, che nel configuratore italiano resta associata alla combinazione scelta dall'acquirente.