La RAM costa sempre di più e la Cina prova a rompere l'equilibrio
L'intelligenza artificiale ha stravolto il mercato della memoria, spingendo i prezzi a livelli record. Ora i produttori cinesi entrano in gioco, ma cambiare davvero le cose è più complicato di quanto sembri
Da mesi acquistare memoria RAM è diventato sensibilmente più costoso. Non si tratta di una delle solite oscillazioni cicliche del settore: questa volta c'è qualcosa di strutturalmente diverso. La causa principale non viene dal mercato dei PC, ma dalla corsa globale all'intelligenza artificiale. I grandi sistemi AI — quelli che fanno girare i modelli linguistici di ultima generazione — non consumano solo schede grafiche, ma anche enormi quantità di un tipo di memoria speciale chiamata HBM, una variante ad altissima velocità che viene impilata direttamente dentro o accanto ai chip che elaborano i dati.
Quando i tre grandi produttori mondiali di memoria — Samsung, SK hynix e Micron — spostano fabbriche, investimenti e attenzione verso questi prodotti ad alto margine, il risultato è quasi automatico: rimangono meno risorse da dedicare alla RAM "normale", quella che finisce nei computer desktop e nei laptop. Il mercato si stringe, i prezzi salgono.
Numeri che raramente si vedono
La società di ricerca TrendForce ha stimato per il primo trimestre del 2026 un aumento dei prezzi contrattuali della DRAM convenzionale nell'ordine del +90–95% rispetto al trimestre precedente — una cifra che raramente compare nelle analisi di un settore abituato alle altalene. E per il secondo trimestre 2026 si prevedono ulteriori rialzi nell'ordine del +58–63%. Nel frattempo, SK hynix — uno dei principali produttori mondiali — ha dichiarato di avere la capacità produttiva di HBM e di memoria tradizionale sostanzialmente esaurita per l'anno successivo: chi vuole ordinare deve prenotarsi con largo anticipo.
È in questo contesto che si inserisce una notizia potenzialmente rilevante per chiunque stia pensando di aggiornare o assemblare un PC: la Cina sta aumentando la propria produzione di memoria e alcune aziende locali stanno portando la tecnologia DDR5 — lo standard attuale per la RAM dei computer — a livelli che cominciano ad avvicinarsi al mercato globale. Il nome che ricorre più spesso è CXMT, un produttore cinese che negli ultimi mesi ha iniziato a fare parlare di sé.
La RAM cinese arriva sugli scaffali
Il segnale più significativo non è l'esistenza in sé di una DDR5 cinese. È che questa memoria ha iniziato a comparire in prodotti reali, venduti da marchi globali. È stato identificato un modulo Corsair Vengeance DDR5 acquistato in Cina che utilizza chip DRAM prodotti da CXMT — non più solo annunci o prototipi, ma prodotti in vendita con tanto di garanzia. La stessa azienda avrebbe dichiarato una roadmap con velocità fino a 8.000 MT/s, un valore competitivo con i prodotti dei grandi produttori.
Per capire se questo può davvero abbassare i prezzi, è utile distinguere tre livelli che spesso si confondono. Il chip DRAM è l'ingrediente grezzo. Il modulo RAM — il classico banco che si inserisce nella scheda madre — è il prodotto finito: circuito stampato, componenti aggiuntivi, test di qualità e spesso profili di ottimizzazione come XMP o EXPO, che permettono alla memoria di funzionare a velocità superiori a quelle base. Un'etichetta come "DDR5-8000" non è un dato automatico: è il risultato di una selezione accurata dei chip migliori, di una buona progettazione del modulo e di test di compatibilità su diverse piattaforme.
La memoria che può cambiare i prezzi è quella comune, non quella da record
Quello che sposta davvero il mercato, però, sono i volumi: la RAM mainstream, quella da 16–32 GB per modulo con velocità tra 5.600 e 6.400 MT/s, venduta in milioni di pezzi a prezzi accessibili. Dimostrare di saper produrre chip veloci è diverso dall'essere pronti a riempire container per l'export con qualità costante e lotto dopo lotto. Nel mondo della memoria, la ripetibilità produttiva — la certezza che il kit comprato oggi si comporti come quello comprato tra tre mesi — è tutto.
Il mercato spot manda segnali misti
C'è anche una distinzione importante tra il mercato spot (acquisti immediati a prezzi variabili) e quello dei contratti (accordi di fornitura di medio periodo tra produttori e grandi clienti). TrendForce ha descritto a fine aprile 2026 uno scenario in cui la domanda spot su DDR5 appare intermittente, mentre i tagli di prezzo sulla DDR4 non bastano a rilanciare gli acquisti. Il mercato spot reagisce prima e può dare segnali anticipatori, ma la maggior parte della fornitura che conta — per i grandi costruttori di PC, per i server, per le aziende — si muove su contratti pluriennali. Una normalizzazione dei prezzi, se arriverà, potrebbe essere irregolare e toccare alcune categorie prima di altre.
C'è poi un aspetto meno ovvio: l'AI non acquista RAM come fa un PC. La memoria HBM richiede tecnologie di assemblaggio avanzatissime — tra cui i cosiddetti TSV, connessioni che attraversano verticalmente i chip per sovrapporli — e una filiera industriale che è diventata una competizione a parte. Finché questa filiera assorbe capitali e capacità produttiva, la RAM per PC rischia di restare una priorità secondaria per i grandi produttori. Ed è qui che l'offerta cinese diventa interessante: non solo come alternativa di prezzo, ma come leva negoziale per chi assembla moduli.
Multi-sourcing, il rischio che non si vede sulla scatola
I modulisti — aziende come Corsair, Kingston o G.Skill, che non producono chip ma li acquistano e li assemblano in prodotti finiti — in una fase di prezzi estremi possono essere spinti a usare chip di fornitori diversi per lo stesso prodotto. Questo significa che due kit identici sulla scatola potrebbero comportarsi in modo leggermente diverso in termini di stabilità o margine di ottimizzazione, soprattutto su piattaforme già sensibili alla combinazione tra processore, scheda madre e versione del firmware.
In Italia l'impatto si sente in modo concreto. Nella prima metà di maggio 2026, alcuni comparatori riportavano kit Corsair Vengeance DDR5 da 32 GB a 6.000 MT/s a prezzi nell'ordine di diverse centinaia di euro — cifre che fino a poco tempo fa sarebbero state associate a configurazioni di fascia molto alta. Quando la RAM pesa così tanto sul costo totale di un aggiornamento, qualsiasi nuova fonte di fornitura diventa rilevante.
I vincoli geopolitici rallentano la crescita dei produttori cinesi tanto quanto quelli tecnologici
La geopolitica frena più della tecnologia
Resta però un ostacolo che va oltre la capacità industriale. Le regole statunitensi sul controllo delle esportazioni, introdotte il 7 ottobre 2022, hanno fissato limiti precisi per alcune tecnologie di memoria — ad esempio vietando l'export verso la Cina di strumenti utili a produrre DRAM con processi produttivi sotto una certa soglia — e hanno aggiunto vincoli su chi può supportare tecnicamente determinati impianti cinesi. Questo spiega perché "investire molto" non equivale automaticamente a "produrre come i leader": macchinari, strumenti di misura, materiali e competenze diventano punti di attrito difficili da aggirare.
L'effetto cinese sul mercato globale, quindi, potrebbe arrivare per onde successive. Il primo canale è il mercato interno cinese, dove i produttori locali possono già incidere su server e PC venduti in Asia. Il secondo sono i modulisti globali in cerca di chip alternativi per mantenere prezzi competitivi, anche accettando una maggiore variabilità tra lotti. Il terzo canale — quello che cambierebbe davvero i prezzi in Europa — richiede che i chip cinesi diventino abbastanza affidabili e prevedibili da sostenere grandi volumi retail con garanzie reali e tassi di reso accettabili.
Quale RAM scenderà per prima
La domanda più utile per chi sta pensando di comprare non è "la RAM scenderà?", ma "quale RAM scenderà per prima e in che modo?". È plausibile che la normalizzazione, quando arriverà, parta dai kit DDR5 mainstream per desktop e laptop — il segmento più standardizzato, dove i volumi sono alti e un miglioramento della disponibilità si riflette rapidamente sui prezzi al dettaglio. La memoria HBM segue dinamiche completamente diverse, legate ai cicli dei data center. I moduli per server ad alta capacità, nel mezzo, resteranno probabilmente vincolati da contratti pluriennali anche quando altri angoli del mercato inizieranno a raffreddarsi.
C'è infine una conseguenza meno evidente ma concreta: se il mercato entra in una fase in cui lo stesso prodotto può contenere chip di produttori diversi, la qualità percepita dipenderà sempre meno dal marchio sulla scatola e sempre più da quanto bene quel marchio sa testare e comunicare cosa sta vendendo. Per chi assembla un PC, la differenza tra un kit che funziona e uno che richiede ore di messa a punto non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra un risparmio e una perdita di tempo.
La RAM è uno di quegli ingredienti che non si nota finché non manca o finché non costa troppo. Il fatto che nel 2026 sia diventata un argomento centrale nel settore tech racconta qualcosa della fase che stiamo attraversando: l'AI ha spostato le priorità dell'intera industria dei semiconduttori, e un mercato storicamente dominato da tre grandi produttori mostra ora i primi varchi da cui possono entrare nuovi attori. Se la Cina riuscirà a trasformare questi varchi in volumi globali stabili, i prezzi potrebbero finalmente allentarsi. Se invece la domanda AI continuerà ad assorbire capacità produttiva e i vincoli geopolitici rallenteranno la maturazione tecnologica, la RAM per PC rischia di restare più volatile di quanto il settore fosse abituato a considerare normale.