Fujifilm quintuplica la produzione di nastri per gli archivi dell'AI
Con 10 miliardi di yen a Odawara cresce l'offerta di cartucce LTO-10, pensate per conservare a lungo i dati poco consultati
Addestrare un modello di intelligenza artificiale richiede enormi quantità di informazioni, e quelle informazioni vanno custodite: dati di addestramento, risultati degli esperimenti e copie di sicurezza devono restare disponibili ben oltre la durata delle singole elaborazioni. È su questa parte poco visibile dell'infrastruttura che interviene l'azienda giapponese Fujifilm, con un investimento di 10 miliardi di yen, circa 63 milioni di dollari, nello stabilimento di Odawara.
Il piano punta a quintuplicare la capacità produttiva dei nastri magnetici entro il 2028, rafforzando soprattutto la fornitura della generazione LTO Ultrium10. Il confronto va letto con attenzione: l'aumento è misurato sulla capacità di archiviazione spedita rispetto all'esercizio 2025, quindi tiene conto sia della quantità di supporti sia della quantità di dati che ciascuno contiene.
Il nastro magnetico torna protagonista
L'intervento comprende nuovi impianti e personale aggiuntivo, ed è presentato da Fujifilm come il maggiore investimento mai effettuato nelle proprie strutture dedicate ai nastri LTO (Linear Tape-Open), il formato nato dalla collaborazione tra Hewlett Packard Enterprise, IBM e Quantum. Chi ricorda le vecchie audiocassette può farsene un'idea: un lungo nastro avvolto in una cartuccia e letto in sequenza, con una densità di dati però incomparabilmente superiore. Si tratta di una tecnologia già impiegata da grandi operatori cloud e data center per la conservazione di lungo periodo e per la protezione dei dati. La domanda legata all'AI amplia quindi un mercato con applicazioni consolidate.
Cosa significa davvero 100 TB
Sulle confezioni compare spesso la dicitura 100 TB, che richiede una lettura precisa. La cartuccia Fujifilm interessata offre 40 terabyte di capacità nativa; il valore superiore presuppone dati comprimibili secondo le condizioni previste dal formato. La capacità effettiva dipende quindi dal contenuto archiviato: in un progetto di AI conviene partire dal volume reale dei file e da prove di compressione rappresentative. Il miglioramento fisico del supporto deriva da particelle magnetiche più fini e da una pellicola in aramide più sottile, che consente di inserire una maggiore lunghezza di nastro nella stessa cartuccia.
Il prodotto è arrivato prima dell'espansione industriale: Fujifilm aveva indicato l'avvio delle spedizioni a partire da gennaio 2026
. Il piano di Odawara serve dunque ad aumentare la fornitura di una generazione già introdotta. Anche in Italia esistono offerte commerciali: una rilevazione del catalogo DistriNode mostra la cartuccia a 695,44 euro. È il prezzo di un singolo rivenditore, utile come riferimento concreto ma diverso dalle condizioni negoziate per le forniture aziendali. Fujifilm Italia rimanda al proprio rappresentante commerciale per prezzi e ordini.
Un mercato che riparte
Per interpretare l'investimento serve uno sguardo ai numeri del settore. Nel primo trimestre del 2026 la capacità LTO spedita è cresciuta del 57% su base annua. La ripresa segue un 2025 chiuso a 160,3 exabyte (un exabyte equivale a un miliardo di gigabyte), in calo rispetto all'anno precedente. Sono valori di capacità convenzionalmente compressa, da non confondere né con il numero di cartucce né con i dati effettivamente conservati. La sequenza suggerisce una domanda sostenuta ma soggetta ai cicli di acquisto e aggiornamento, e attribuire ogni variazione all'AI semplificherebbe un mercato alimentato anche da archivi tradizionali e backup.
Dove il nastro dà il meglio
Il vantaggio operativo emerge quando i dati vengono letti raramente. In un'architettura a livelli, le unità a stato solido (SSD) servono le elaborazioni che richiedono accesso rapido, gli hard disk (HDD) mantengono i contenuti consultati con maggiore regolarità e il nastro conserva quelli destinati a restare fermi più a lungo. Un insieme di dati necessario a una nuova sessione di addestramento, per esempio, può essere recuperato dall'archivio e trasferito sul livello veloce prima dell'elaborazione. Questa organizzazione permette di riservare lo storage più costoso alle attività che ne sfruttano le prestazioni.
Il nastro custodisce gli archivi consultati di rado a costi contenuti
Il compromesso riguarda soprattutto l'attesa. Per recuperare un file il sistema deve caricare la cartuccia e raggiungere la posizione corretta sul nastro. Le richieste sparse possono moltiplicare movimenti e operazioni di caricamento, mentre recuperi pianificati e raggruppati sfruttano meglio l'infrastruttura. Nell'AI questo rende il nastro adatto alla conservazione dei dataset, mentre la preparazione delle sessioni di lavoro richiede buffer su disco e procedure di trasferimento. La capacità della cartuccia e la rapidità con cui un'applicazione ottiene i dati sono caratteristiche distinte.
Anche il confronto economico richiede il perimetro giusto. Il costo della cartuccia è soltanto una parte del costo totale di possesso: vanno aggiunti unità di lettura e scrittura, eventuale libreria robotizzata, software e gestione. I benefici aumentano con grandi volumi, conservazione prolungata e accessi poco frequenti. Si aggiunge un vantaggio energetico, perché i supporti archiviati richiedono meno risorse operative rispetto a sistemi mantenuti costantemente disponibili. Phil Goodwin, vicepresidente della ricerca sulle piattaforme software infrastrutturali di IDC, individua proprio nella combinazione fra costi, consumi contenuti e protezione dei dati il valore del nastro.
Per le piccole e medie imprese la valutazione dipende dall'utilizzo previsto. Un archivio audiovisivo voluminoso o un patrimonio scientifico consultato occasionalmente possono giustificare l'infrastruttura più facilmente di un ambiente con pochi dati e ripristini frequenti. La maggiore produzione potrebbe migliorare la disponibilità dei supporti, ma prezzi futuri e convenienza dei singoli progetti restano variabili separate. Sul piano operativo, tempi di recupero accettabili, crescita dell'archivio e personale disponibile pesano quanto la densità della cartuccia.
Gli archivi molto grandi e poco consultati traggono più vantaggio dal nastro
La carta della sicurezza
La sicurezza offre un'ulteriore motivazione. Una cartuccia estratta e custodita separatamente crea un air gap, cioè una separazione fisica dalla rete, utile contro gli attacchi ransomware, quelli che bloccano i dati per chiedere un riscatto. Il formato prevede inoltre cifratura hardware e funzionalità WORM (Write Once Read Many), per supporti scrivibili una sola volta e leggibili ripetutamente. Sono strumenti da integrare con gestione delle chiavi, custodia e verifiche di ripristino: nella valutazione aziendale la recuperabilità dell'archivio deve accompagnare la protezione dalla modifica dei contenuti.
Cosa cambia per chi aggiorna
L'espansione di Odawara può alleggerire la domanda di storage sempre acceso, trasferendo sul nastro i dati meno utilizzati. L'effetto sulla carenza complessiva di dispositivi dipenderà però dalla possibilità concreta di separare i carichi di lavoro. La roadmap LTO propone ulteriori aumenti di densità come obiettivi tecnologici, distinti dai prodotti acquistabili e dalle relative tempistiche commerciali. Per gli operatori conta quanto di quella capacità potrà essere integrato nei sistemi esistenti.
Qui emerge un vincolo immediato: le unità LTO-10 leggono e scrivono soltanto supporti della stessa generazione. Le cartucce Fujifilm a maggiore capacità funzionano con l'hardware LTO-10 già previsto per quelle meno capienti, mentre gli archivi delle generazioni precedenti richiedono ancora lettori compatibili o una migrazione. Per chi aggiorna una libreria di nastri, il progetto comprende quindi anche la conservazione dell'accesso ai vecchi supporti durante il trasferimento dei dati.