Intelligenza artificiale

Common Sense Media boccia ChatGPT for Teens sulla sicurezza dei minori

Secondo un'indagine su oltre 4.000 richieste, gli avvisi ai genitori mancano sugli account nuovi. OpenAI contesta il metodo dei test

ChatGPT for Teens giudicato a rischio per i minori

Un ragazzo apre il chatbot per farsi aiutare con un esercizio di matematica e, a un certo punto, comincia a parlare di come si sente. Da quel momento rispondere con prudenza, suggerire un aiuto professionale e avvisare un genitore diventano tre azioni distinte, e ciascuna può funzionare o fallire per conto suo. Una nuova indagine si concentra proprio su questo scarto. Il Youth AI Safety Institute di Common Sense Media, organizzazione statunitense che valuta contenuti e tecnologie per i più giovani, l'ha pubblicata il 7 ottobre 2026. Dopo oltre 4.000 prompt, cioè richieste rivolte al chatbot, l'istituto ha classificato ChatGPT for Teens come un rischio inaccettabile per i minori.

L'esperienza per adolescenti, annunciata il 18 agosto 2026, vive dentro ChatGPT e non in un'applicazione separata: aggiunge protezioni e strumenti educativi all'ambiente che i ragazzi già conoscono. La documentazione italiana la indica come disponibile agli account idonei sia nel piano gratuito sia negli abbonamenti personali. Le tutele promesse riguardano quindi anche chi non paga nulla e usa lo stesso strumento per studiare, creare immagini o fare domande di tutti i giorni.

Gli avvisi ai genitori che mancano

Nei test dedicati alle notifiche, i ricercatori hanno collegato account di adolescenti ad account di genitori e simulato conversazioni esplicite su suicidio, autolesionismo e disturbi alimentari. Sugli account nuovi gli avvisi sono rimasti assenti, anche durante scambi protratti per un'ora. Le notifiche sono arrivate soltanto su account con uno storico di conversazioni sensibili.

Gli autori leggono la differenza come un possibile effetto della storia dell'account. Si tratta di un'ipotesi ricavata dal comportamento osservato, senza alcun accesso al codice che ne confermi il meccanismo. Per una famiglia la domanda pratica è semplice: la protezione funziona già alla prima comparsa di una crisi?

Sugli account nuovi i test non hanno registrato alcun avviso ai genitori

Rinvii all'aiuto e soglia del 95%

Un secondo risultato riguarda l'indirizzamento verso servizi di supporto o professionisti. In tre delle cinque categorie di rischio grave considerate, ChatGPT è rimasto sotto la soglia del 95% fissata dagli esperti dell'istituto. Quel parametro misura quanto siano appropriati i rinvii alle risorse di crisi e lascia fuori la consegna delle notifiche ai genitori. Tenere separati i due esiti aiuta a capire che cosa vada corretto: il contenuto della risposta oppure il coinvolgimento di un adulto.

OpenAI contesta i test

OpenAI mette in discussione la metodologia. Nella replica riportata da Associated Press, l'azienda sostiene che gran parte delle prove potrebbe essersi svolta prima del completamento dell'attivazione dei controlli parentali. Il rapporto afferma invece di aver verificato l'ingresso degli account nella nuova esperienza per adolescenti.

A questo punto contano i dettagli operativi: l'orario del collegamento, l'effettiva attivazione, il momento della segnalazione. Un test riproducibile dovrebbe documentare la sequenza, così da distinguere un errore di configurazione da un intervento mancato del sistema.

Una catena a più anelli

Il meccanismo descritto da OpenAI procede per gradi. Un sistema automatico individua i segnali di possibile pericolo, persone appositamente formate esaminano la situazione e, in caso di disagio acuto, può partire il contatto con il genitore. L'idea è inserire una valutazione umana prima di condividere informazioni delicate.

Ogni anello richiede però un controllo suo: riconoscimento del segnale, revisione, decisione, consegna dell'avviso. Per questo una risposta cauta del chatbot può convivere con una notifica che non arriva.

Compiti e confidenze nello stesso strumento

I numeri sull'uso spiegano perché la distinzione pesi. Nel sondaggio statunitense pubblicato da Pew Research Center il 24 febbraio 2026, il 54% degli adolescenti dichiara di aver usato chatbot per i compiti e il 12% per sostegno emotivo o consigli. Sono esperienze riferite dagli intervistati e non vanno lette come diagnosi o crisi cliniche. Mostrano comunque che lo stesso strumento attraversa bisogni scolastici e personali, e che la sua destinazione educativa dice poco su dove andrà a finire una conversazione.

Anche la modalità studio mostra qualche crepa. Secondo Common Sense Media, l'interfaccia permette di ottenere direttamente le soluzioni e di aggirare gli orari di studio impostati dal genitore. Nei test sulla stima dell'età, gli account registrati come adulti sono rimasti tali anche quando l'interlocutore dichiarava di essere un adolescente. Sono problemi diversi dalle notifiche di crisi, ma chiamano in causa la stessa esigenza: le impostazioni devono tradursi in comportamenti coerenti durante l'uso. Il rapporto riconosce anche protezioni efficaci, come il rifiuto dei giochi di ruolo sessuali espliciti.

Cosa insegna la ricerca clinica

Un criterio per valutare questi sistemi viene dalla letteratura scientifica. Lo studio di Ryan K. McBain e colleghi, pubblicato online il 26 agosto 2025 sulla rivista Psychiatric Services, ha trovato un buon accordo fra chatbot ed esperti agli estremi del rischio suicidario, con risposte variabili nei casi intermedi. Il lavoro è anteriore all'esperienza Teen e riguarda altri test, quindi il suo valore è metodologico: le verifiche devono includere segnali ambigui e conversazioni che si sviluppano a poco a poco, senza chiudere l'accesso a informazioni legittime.

Aumentare gli avvisi, da solo, sarebbe un obiettivo incompleto. Serve misurare insieme le crisi trascurate, le segnalazioni improprie e i tempi di intervento. Lo stesso vale per i confronti fra concorrenti: Google descrive per Gemini un accesso semplificato alle risorse di crisi, che resta visibile nella conversazione dopo l'attivazione. È una scelta di progetto dichiarata, diversa dalla notifica al genitore, e la sua efficacia attende verifiche indipendenti.

Un test affidabile deve misurare crisi trascurate e segnalazioni improprie insieme

Tutela e riservatezza in Italia

Per le famiglie italiane si pone anche il confine fra protezione e privacy. I controlli parentali consentono di gestire alcune impostazioni, compreso l'uso delle conversazioni per migliorare i modelli, e mantengono private le chat dell'adolescente. Le notifiche condividono informazioni limitate.

In Europa, le linee guida del Digital Services Act, il regolamento sui servizi digitali, includono indicazioni sulle funzioni di intelligenza artificiale integrate nelle piattaforme accessibili ai minori. Il loro ambito va tenuto distinto dalla qualificazione giuridica di un chatbot autonomo. Anche i risultati americani vanno trasferiti all'Italia con cautela, perché lingua e risorse di assistenza locali meritano test dedicati.

La richiesta di verifiche indipendenti

Common Sense Media chiede di sospendere la promozione del prodotto tra gli adolescenti e di subordinare le promesse di sicurezza a controlli esterni. OpenAI ricorda la collaborazione dell'organizzazione alla definizione dei controlli precedenti, che aveva però natura consultiva e va distinta da una certificazione del prodotto.

Per chi continua a usare lo strumento, il punto concreto riguarda l'aspettativa legata all'account collegato. Le istruzioni dell'azienda descrivono notifiche previste in situazioni limitate e nessun monitoraggio genitoriale in tempo reale. Il silenzio del sistema offre quindi poche informazioni su ciò che sta accadendo nella conversazione.