Microsoft Teams

Microsoft Teams avvertirà gli utenti sui deepfake durante le riunioni

La piattaforma integrerà rilevatori di fornitori esterni che analizzano audio e video in tempo reale, con efficacia e costi ancora da chiarire

Teams e deepfake: allerta in tempo reale nelle riunioni

Una videoconferenza aziendale può diventare il luogo in cui si autorizza un pagamento, si sceglie un candidato o si scambiano informazioni riservate. Riconoscere il volto e la voce di chi parla contribuisce alla fiducia, e i deepfake, contenuti audio e video generati o manipolati dall'intelligenza artificiale, sfruttano proprio questa familiarità. Microsoft Teams si prepara a introdurre strumenti che cercano segnali di manipolazione durante le riunioni, aggiungendo un controllo nel momento in cui le persone prendono decisioni.

Come funzionerà il controllo

La funzione annunciata prevede l'integrazione di servizi di terze parti certificati, incaricati di analizzare audio e video in tempo reale. Quando il servizio individua anomalie, manda un'allerta a Teams e permette agli organizzatori di intervenire. Microsoft cura l'integrazione nella piattaforma, mentre il rilevamento spetta a specialisti esterni, i cui nomi nell'annuncio restano ancora da comunicare.

Il vantaggio immediato è ridurre la dipendenza dall'attenzione dei partecipanti. Durante un colloquio o una discussione complessa, chi ascolta segue il contenuto del discorso e difficilmente nota un'imperfezione del volto o della voce. Un controllo automatico può offrire un segnale in più, a patto di presentarlo come indicazione da verificare e di accompagnarlo con una procedura comprensibile.

Un rischio già reale

Le minacce coinvolgono diversi canali. Un'indagine del 2025 fra 302 responsabili della sicurezza informatica ha raccolto segnalazioni di incidenti con deepfake nelle videochiamate dal 37% del campione, contro il 43% nelle chiamate audio. Sono risposte di organizzazioni con una propria esposizione alle minacce e vanno lette entro quel perimetro. Il confronto mostra comunque che proteggere soltanto l'immagine lascerebbe scoperta una parte rilevante della conversazione.

La selezione del personale, il cosiddetto recruiting, è un caso particolarmente delicato. Già nel 2022 l'FBI, il Federal Bureau of Investigation statunitense, aveva segnalato l'uso di deepfake e dati personali rubati nelle candidature per lavori da remoto. Una previsione indica che entro il 2028 un quarto dei profili dei candidati potrebbe essere falso: è uno scenario di mercato, diverso dalla frequenza delle frodi osservate oggi. Per un'azienda, un impostore al colloquio diventa un problema di sicurezza quando l'assunzione apre l'accesso a sistemi e informazioni interne.

Smascherare un falso è difficile

I rilevatori possono cercare tracce statistiche della generazione artificiale, discontinuità nelle immagini o incoerenze tra audio e video. Alcuni metodi incrociano i segnali dei due flussi per riconoscere manipolazioni poco evidenti guardando ciascun canale da solo. Si tratta di tecniche note nella ricerca, mentre i controlli realmente usati su Teams dipenderanno dai fornitori, che dovranno anche documentare come trattano voce sintetica, sostituzione del volto e filmati preregistrati.

Le condizioni delle riunioni complicano il lavoro. Compressione, bassa qualità delle immagini e altre trasformazioni del segnale possono alterare gli indizi su cui si basa un rilevatore. Un precedente utile è la Deepfake Detection Challenge del 2020: sul test non pubblico il vincitore raggiunse una average precision, misura della qualità della classificazione, del 65,18%, e la graduatoria cambiò rispetto ai dati pubblici. Il risultato riguarda sistemi dell'epoca, ma ricorda l'importanza di verificare le prestazioni su contenuti nuovi.

Per giudicare la futura integrazione serviranno prove rappresentative delle videoconferenze, generatori esclusi dall'addestramento e rivalutazioni periodiche. Agli amministratori interessano la frequenza dei falsi allarmi, gli attacchi intercettati alla soglia operativa e il tempo necessario a produrre un avviso. Un'allerta tardiva potrebbe arrivare dopo la condivisione di un'informazione, e troppe segnalazioni infondate abituerebbero gli utenti a ignorarle. La certificazione dei partner dovrà chiarire quali garanzie offre sull'efficacia, oltre che sull'integrazione e sulla sicurezza.

Il segnale di allarme di Teams serve da indizio per una verifica umana

Sviluppo interno o partner esterni

Affidarsi a terzi solleva una questione di responsabilità. Microsoft aveva già annunciato il proprio Video Authenticator il 1° settembre 2020, strumento pensato per stimare la probabilità di manipolazione di immagini e video. La scelta attuale va dunque letta come impostazione architetturale, senza dedurne una mancanza di competenze interne. Un ecosistema di specialisti può favorire aggiornamenti e alternative, ma richiede chiarezza su soglie, assistenza, disponibilità del servizio e gestione degli errori. I dati disponibili non permettono un confronto con un rilevatore proprietario.

Intanto la concorrenza si muove su più fronti. Il 24 giugno 2026 Zoom e BrightHire hanno annunciato strumenti contro le frodi nei colloqui live, alimentati anche da modelli proprietari di Zoom e proposti in accesso anticipato, che collegano i segnali a evidenze riesaminabili dai team. Il 17 aprile 2026 Zoom e Tools for Humanity avevano presentato un'integrazione in beta per verificare la presenza umana e la corrispondenza con un'identità registrata. I controlli si completano a vicenda: autenticità del contenuto, identità dell'interlocutore e autorità di dare un ordine rispondono a domande diverse.

Costi, privacy e regole europee

Per le imprese italiane l'adozione richiederà una valutazione economica e organizzativa. Il listino di Teams Essentials indica 3,50 euro per utente al mese con pagamento annuale, IVA esclusa. È il prezzo della piattaforma di base, separato dall'eventuale costo della protezione anti-deepfake. Restano da chiarire licenze ammesse, calendario di distribuzione in Italia e in Europa, controlli di attivazione e disattivazione, modalità di presentazione degli avvisi e l'eventuale estensione automatica dell'analisi alle riunioni.

L'accesso di un fornitore esterno ai flussi audiovisivi obbliga inoltre a stabilire dove avviene l'elaborazione, quali dati si conservano e per quanto tempo. Il GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati, impone una base giuridica adeguata, trasparenza e minimizzazione. L'analisi di un volto per cercare manipolazioni va distinta dal trattamento biometrico che identifica in modo univoco una persona, soggetto a tutele specifiche. Dal 2 agosto 2026 si applicano anche gli obblighi di trasparenza del regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) relativi ai deepfake, entro il loro ambito: dichiarare la natura artificiale di un contenuto e individuare un tentativo di frode sono attività diverse.

Il momento decisivo è dopo l'allerta

Il criterio suggerito dall'analista Akif Khan consiste nel rafforzare i controlli fondamentali e aggiungere misure mirate per ciascun rischio. In un colloquio, questo può tradursi in una verifica supplementare con revisione umana. Per un pagamento urgente, in una conferma tramite un contatto aziendale già conosciuto e nel normale processo autorizzativo. Quei controlli servono anche quando la riunione non genera alcuna segnalazione.

Dopo l'allerta serve un processo che fermi il pagamento sospetto in tempo

La frode denunciata a Hong Kong a fine gennaio 2024 spiega perché il processo debba continuare oltre la piattaforma. L'attacco combinò un'email di phishing, cioè un messaggio costruito per ingannare il destinatario, una videoconferenza falsificata e successive istruzioni di pagamento via messaggistica. Il video era preregistrato e mancò un'interazione effettiva con il truffatore: l'analisi in tempo reale e la generazione in tempo reale sono cose diverse. Per Teams resta aperta una variabile concreta, cioè come trasferire il segnale della riunione alla persona e al sistema che possono sospendere la transazione.