Gli USA bloccano i modelli AI di Anthropic per ragioni di sicurezza nazionale
Un ordine del governo americano ha fermato l'accesso a Fable 5 e Mythos 5 per tutti i cittadini stranieri, aprendo una nuova fase nella regolazione dell'intelligenza artificiale avanzata
Il 12 giugno 2026 il governo degli Stati Uniti ha emesso un ordine che ha costretto Anthropic — uno dei principali laboratori di intelligenza artificiale al mondo — a disabilitare due dei suoi modelli più avanzati: Fable 5 e Mythos 5. Il divieto riguarda l'accesso da parte di qualsiasi cittadino straniero, inclusi i dipendenti non americani che lavorano fisicamente negli USA. In apparenza una misura tecnica e circoscritta, ma nella sostanza un segnale che segna un cambio di fase nel modo in cui i governi trattano l'intelligenza artificiale più potente.
Per capire la portata della decisione, vale la pena partire da un'analogia. Negli anni scorsi, gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni severe all'esportazione di chip avanzati, software di crittografia e strumenti per la sicurezza informatica, classificandoli come tecnologie dual-use: utili in ambito civile, ma potenzialmente riutilizzabili per scopi offensivi o militari. Adesso la stessa logica viene applicata a modelli di intelligenza artificiale accessibili via cloud o tramite API — non oggetti fisici da spedire, ma capacità cognitive disponibili in rete.
Identità dell'utente come requisito di sicurezza
Il provvedimento si basa su un principio già presente nelle norme statunitensi sul controllo delle esportazioni, noto come deemed export: trasferire tecnologia controllata a un cittadino straniero che si trova negli USA equivale, a tutti gli effetti di legge, a un'esportazione verso il suo Paese di cittadinanza. Applicare questa logica a un modello AI significa che l'identità dell'utente smette di essere un dettaglio amministrativo e diventa un requisito di sicurezza. Un'azienda che vuole rispettare le regole non può limitarsi a bloccare gli accessi dall'estero: deve impedirli anche a chi è fisicamente in territorio americano ma non è cittadino statunitense.
La lettera inviata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick ad Anthropic impone una cornice di controlli che colpisce qualsiasi utilizzo fuori dagli Stati Uniti e, soprattutto, qualunque cittadino straniero anche sul suolo americano. Nella pratica, implementare un filtraggio così preciso e immediato è tutt'altro che semplice: richiede sistemi di verifica dell'identità, controlli sugli account, prevenzione dell'uso tramite proxy e segregazione degli ambienti. Di fronte a questa complessità, la soluzione più rapida per non incorrere in violazioni è stata spegnere tutto.
Quando rispettare le regole è troppo complicato, la mossa più sicura è spegnere il servizio
Anthropic ha dichiarato di aver tolto i modelli offline, definendo la gestione governativa del caso non aderente a un processo trasparente, equo, chiaro e fondato su fatti tecnici, pur riconoscendo il diritto dello Stato a bloccare sistemi ritenuti non sicuri. Il laboratorio parla di un «misunderstanding» e punta a ripristinare l'accesso il prima possibile. Il punto di frizione non è la legittimità dei controlli in sé, ma il modo in cui la soglia di rischio è stata tradotta in obbligo di compliance immediata.
Perché Mythos 5 preoccupa i regolatori
La motivazione tecnica alla base del divieto ruota attorno alle capacità di Mythos 5, il modello più potente dei due. In ambito cybersecurity, un sistema di questo livello è in grado di individuare vulnerabilità nel software e suggerire come sfruttarle. Per chi lavora nella difesa informatica, questo significa poter trovare falle nei propri sistemi prima che lo facciano gli attaccanti. Nelle mani sbagliate, però, lo stesso strumento abbassa la barriera d'ingresso per condurre attacchi, accelera la fase di ricognizione e aumenta la scala dei tentativi possibili.
Entra qui il dibattito sul cosiddetto jailbreaking: la pratica di aggirare i filtri di sicurezza di un modello per fargli rispondere a richieste che normalmente rifiuterebbe, come la scrittura di codice malevolo. Il timore che terzi potessero bypassare le protezioni di Mythos 5 sembra essere stato un elemento scatenante della decisione. È la differenza tra un rischio gestibile con misure progressive — controlli a più livelli, monitoraggio, risposta agli incidenti — e un rischio che il governo tratta come intrinsecamente non controllabile, richiedendo garanzie quasi assolute.
Fable 5, stando alle ricostruzioni disponibili, era concepito come una versione più accessibile e più restrittiva: progettata per bloccare richieste sensibili soprattutto in ambito cybersecurity e biologia. Reuters descrive Fable 5 come un nuovo livello di capacità di classe Mythos, mentre AP lo definisce una versione limitata di Mythos. Sul piano commerciale, i prezzi indicati — 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 per milione in uscita — lo collocano in una fascia professionale e continuativa: non uno strumento sperimentale, ma un componente integrato in flussi di lavoro reali.
Chi resta fuori e chi entra dalla porta secondaria
La restrizione non colpisce solo sviluppatori curiosi o ricercatori indipendenti. Riguarda aziende e operatori con un interesse legittimo a usare capacità avanzate per difendersi. Un esempio concreto viene dall'Europa: il 10 giugno BT ha annunciato di essere entrata nel Project Glasswing, l'iniziativa di Anthropic per portare modelli avanzati in contesti di cybersecurity con un perimetro controllato, con accesso a Claude Mythos Preview. Per un'azienda di telecomunicazioni, usare un modello di frontiera in ambito sicurezza significa integrarlo in strutture di governance, audit e obiettivi difensivi misurabili. Se il canale pubblico viene chiuso o ridimensionato, programmi come questo diventano l'unica via percorribile — ma aprono una domanda scomoda: chi entra nella lista dei soggetti autorizzati, con quali criteri, e chi rimane escluso.
La parte più avanzata dell'AI rischia di diventare un servizio regolato, non più una piattaforma aperta
Il contesto politico aiuta a capire perché la linea si stia irrigidendo proprio ora. La decisione su Anthropic arriva a circa dieci giorni dalla firma di un ordine esecutivo, a inizio giugno 2026, che aveva istituito un meccanismo volontario di valutazione federale dei rischi per la sicurezza nazionale dei sistemi AI più avanzati, da completare fino a un mese prima del rilascio pubblico. Quel framework evitava esplicitamente un regime di licenze obbligatorie; la lettera ad Anthropic sembra muoversi nella direzione opposta, rendendo di fatto necessario un sistema di autorizzazioni per l'accesso, il ri-trasferimento o l'uso interno da parte di soggetti stranieri.
Due modelli di regolazione che potrebbero scontrarsi
Dal punto di vista europeo, la vicenda ha un secondo livello di lettura. Nell'Unione Europea, le norme dell'AI Act sui modelli di intelligenza artificiale per uso generale sono entrate in applicazione dal 2 agosto 2025. La Commissione Europea ha chiarito che i modelli più avanzati, qualificati come «a rischio sistemico», devono rispettare obblighi aggiuntivi su sicurezza, trasparenza e valutazioni periodiche, con documentazione e interazioni con l'AI Office che diventano parte integrante della governance. È una logica diversa da quella americana: l'Europa non chiede principalmente «chi può accedere» in base alla nazionalità, ma «quali obblighi rispetta» chi mette un modello sul mercato e lo rende disponibile nell'Unione.
Questo non significa che l'approccio europeo sia più permissivo. Significa che punta a costruire un perimetro di responsabilità e controlli ripetibili nel tempo. Se invece la traiettoria americana consolida il filtraggio per nazionalità e il sistema di licenze, le aziende globali potrebbero trovarsi a dover gestire due sistemi di compliance incompatibili. Per un'impresa italiana che usa modelli via API, il rischio concreto non è solo «le policy cambiano». È che un servizio sparisca nel giro di un pomeriggio per ragioni geopolitiche, e che la migrazione verso un'alternativa comporti costi tecnici e contrattuali significativi.
C'è infine una questione che riguarda le persone prima ancora che le aziende. Bloccare l'accesso anche ai dipendenti stranieri di Anthropic che lavorano negli USA mette in tensione due logiche difficilmente conciliabili: la sicurezza nazionale, che tende a ridurre al minimo le zone grigie, e il modello di innovazione della Silicon Valley, storicamente costruito su talenti internazionali. Chiunque può diventare, involontariamente, un vettore di «rilascio» di tecnologia sensibile — ed è questa la premessa che porta a misure così ampie. Il rischio collaterale è che una parte della ricerca e del deployment si sposti verso giurisdizioni percepite come più prevedibili.
Il caso Anthropic è ancora aperto, e la sua evoluzione dirà molto sulla direzione che prenderà l'intera industria. Se si chiuderà con un sistema di accesso certificato e controllato per soggetti affidabili, il precedente sarà quello di una regolazione selettiva ma funzionante. Se invece si consoliderà come «spegnimento automatico» ogni volta che un modello supera una certa soglia di capacità in ambito cyber, il messaggio al mercato sarà diverso: i modelli più avanzati non sono infrastruttura su cui costruire, ma asset geopolitici che possono essere revocati nel giro di ore.