Nvidia studia il riuso delle ex centrali nucleari tedesche per l'AI
Con PreussenElektra verifica se terreni, linee elettriche e impianti dei siti in dismissione possano diventare centri di calcolo
Addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale richiede enormi quantità di elettricità, e trovare potenza disponibile è diventato un criterio decisivo per scegliere dove costruire i grandi centri di calcolo. In questo contesto si colloca l'accordo preliminare tra Nvidia e PreussenElektra. Il produttore di chip per AI e la società tedesca che gestisce lo smantellamento di centrali nucleari valuteranno se i siti dismessi possano ospitare quelle che Nvidia chiama AI factories, cioè infrastrutture dedicate ad addestrare ed eseguire i modelli. L'interesse riguarda terreni, connessioni elettriche e dotazioni industriali già esistenti, mentre la produzione nucleare resta estranea all'iniziativa.
PreussenElektra, responsabile dello smantellamento di otto centrali tedesche, mette a disposizione la conoscenza degli impianti e delle condizioni dei siti. Nvidia contribuisce valutando i requisiti tecnologici dei futuri centri di calcolo. Guido Knott, alla guida della società energetica, presenta il possibile riutilizzo come un'occasione per valorizzare il patrimonio industriale e creare nuove attività economiche nei territori coinvolti. L'intesa è però solo esplorativa: investimenti, localizzazioni e piani di sviluppo sono ancora tutti da definire.
Una fame di energia in crescita
La pressione che rende interessante l'ipotesi si può misurare. Secondo le proiezioni aggiornate, i consumi elettrici mondiali dei data center, i grandi edifici pieni di server, passeranno da 485 terawattora nel 2025 a circa 950 nel 2030. Un terawattora equivale a un miliardo di kilowattora. Il dato riguarda l'intero settore, di cui l'AI è la componente che cresce più in fretta. Nello stesso quadro, gli investimenti delle maggiori aziende tecnologiche hanno superato i 400 miliardi di dollari nel 2025, una spesa per edifici, server, reti e infrastrutture che rende costoso ogni ritardo nell'attivazione della capacità.
Un precedente di riuso industriale esiste già, con differenze sostanziali. A Hamina, in Finlandia, Google ha trasformato una cartiera in un campus di data center, sfruttando l'infrastruttura energetica e usando acqua marina per il raffreddamento. Il caso spiega perché un'area produttiva dismessa possa battere un terreno da attrezzare da zero. Nel progetto tedesco, però, al riuso industriale si aggiungono le condizioni particolari dello smantellamento nucleare, che la Germania ha avviato dopo la chiusura delle sue ultime centrali nel 2023.
Che cosa si può recuperare
Riconvertire un sito significa distinguere ciò che conserva valore da ciò che va progettato ex novo. Gli edifici di una centrale nascono per funzioni diverse dalle sale che ospitano server, sistemi di archiviazione e apparati di rete. L'ipotesi tecnicamente più sensata potrebbe prevedere nuove costruzioni nelle aree liberate e il recupero selettivo delle strutture utili. È una possibilità da verificare impianto per impianto, perché occorre coordinare distribuzione elettrica, raffreddamento e collegamenti digitali.
Il collegamento alla rete merita un esame particolare. Una centrale era pensata per immettere energia nella rete, mentre un data center deve prelevarla in modo continuo e gestire carichi che cambiano nel tempo. Linee e sottostazioni offrono una base di partenza, ma potenza effettivamente disponibile, trasformatori, protezioni e condizioni di connessione vanno concordati con il gestore della rete. Le architetture di riferimento per le AI factories prevedono anche accumuli e alimentazione di riserva, dimensionati sugli obiettivi operativi. Il vantaggio dell'eredità industriale dipenderà da quanta infrastruttura sia realmente utilizzabile.
Una centrale produce energia mentre un data center la consuma di continuo
Anche il raffreddamento va ripensato. I sistemi AI ad alta densità usano circuiti a liquido che portano il calore dai chip verso impianti di scambio e dissipazione. Avere acqua a disposizione vicino a una vecchia centrale è quindi un elemento dell'analisi, da valutare con clima, autorizzazioni e consumi. Alcune configurazioni cedono il calore all'aria con circuiti chiusi, limitando l'evaporazione. Va poi considerata la fibra ottica, che deve rispondere alle esigenze del calcolo distribuito e dell'accesso dei clienti.
Il nodo della sicurezza nucleare
La sicurezza segue un percorso separato da quello informatico. In Germania lo smantellamento comprende la rimozione dei componenti, la gestione dei materiali radioattivi, la decontaminazione e il rilascio di edifici e terreni dal controllo regolatorio. Solo dopo questo passaggio è possibile una destinazione convenzionale. Per un eventuale data center conteranno quindi il perimetro davvero disponibile e la separazione dalle attività ancora sorvegliate. Definire una centrale "dismessa" descrive il suo stato produttivo, mentre la disponibilità del terreno per nuovi usi richiede verifiche ulteriori.
Ambiente e calore da riutilizzare
Anche il beneficio ambientale andrà misurato. Riutilizzare aree industriali può ridurre il consumo di nuovo suolo e salvare opere esistenti. Il bilancio finale dovrà però includere demolizioni, nuove costruzioni, consumi d'acqua e origine dell'elettricità acquistata. La normativa europea impone la comunicazione degli indicatori energetici e ambientali per i data center con una potenza informatica installata di almeno 500 kilowatt.
Per quelli con potenza energetica nominale complessiva superiore a un megawatt, la direttiva sull'efficienza energetica prevede il recupero del calore, salvo dimostrata impraticabilità tecnica o economica. Il requisito può pesare sulla scelta del sito: un'area ampia e ben collegata alla rete elettrica potrebbe trovarsi lontana da case o industrie in grado di usare il calore prodotto. Servono una domanda locale compatibile, collegamenti adeguati e una valutazione economica che tenga conto della stagionalità. Disporre del terreno e disporre di chi utilizzi il calore sono condizioni differenti, e il confronto tra i siti dovrà considerare anche il territorio circostante.
Gli interessi delle due aziende
Per Nvidia la collaborazione può essere letta come un prolungamento del lavoro necessario a rendere installabile la propria tecnologia: i chip diventano capacità commerciale solo quando energia, edifici e impianti sono pronti. Per PreussenElektra lo studio offre uno strumento per individuare destinazioni produttive del patrimonio in dismissione. Gli interessi convergono sulla fattibilità, mentre restano aperte le questioni di operatori, finanziamento e clienti dei futuri centri di calcolo.
Il versante italiano passa da un'altra strada. TIM Enterprise sta sviluppando con Nvidia una piattaforma ospitata in Italia, destinata a imprese, pubblica amministrazione e ricerca, con controlli sulla gestione di dati, modelli e operazioni. Il progetto mostra che la presenza locale del calcolo fa già parte dell'offerta industriale. Per chi userà questi servizi, un eventuale recupero dei siti tedeschi varrà attraverso la capacità realmente accessibile, le condizioni contrattuali e i servizi disponibili, aspetti che il solo riuso immobiliare lascia aperti.
Il vero nodo è far coincidere i tempi dei siti con quelli del mercato
Il passaggio decisivo della valutazione tedesca sarà l'allineamento tra disponibilità delle aree, adeguamento elettrico e requisiti del centro di calcolo. Un sito potrebbe conservare infrastrutture interessanti e diventare utilizzabile con un calendario diverso da quello richiesto dal mercato dell'AI. È su questa compatibilità concreta, impianto per impianto, che l'accordo preliminare dovrà produrre risposte.