AI e social media

TikTok sommersa dall'AI slop: tre volte più di YouTube Shorts

Uno studio rivela che quasi sei video su dieci mostrati ai nuovi utenti TikTok sono contenuti generati artificialmente, con picchi allarmanti nelle categorie per bambini

Immaginate di aprire per la prima volta un'app e di scoprire che quasi sei video su dieci che vi vengono proposti sono stati generati in modo automatico, senza una vera mano umana dietro. È quanto emerge da una ricerca condotta da Kapwing, azienda specializzata in strumenti per la creazione video, che ha analizzato i primi 500 contenuti mostrati a un account TikTok appena creato: il 59% rientra nella categoria cosiddetta "AI slop", contro il 21% riscontrato su YouTube Shorts. In sostanza, TikTok propina ai nuovi utenti una quantità di contenuti artificiali tre volte superiore rispetto al suo principale concorrente.

Cosa si intende per AI slop

Il termine "AI slop" — traducibile approssimativamente come "spazzatura generata dall'AI" — indica video prodotti in serie con strumenti di intelligenza artificiale: voci sintetiche, animazioni ripetitive, montaggi che riciclano materiale altrui, narrazioni ridotte all'osso. La caratteristica principale non è tanto la tecnologia usata, quanto la logica economica che ci sta dietro: quando il costo di produzione di un video tende a zero, diventa conveniente generarne migliaia e testare quale riesce a trattenere lo spettatore più a lungo. È lo stesso principio di una slot machine applicato alla produzione di contenuti.

Questo tipo di ottimizzazione si innesta in modo particolarmente efficace su piattaforme come TikTok, dove il feed funziona per scorrimento continuo: non cercate voi i video, è l'algoritmo che li sceglie per voi. Il momento del "cold start" — cioè i primissimi contenuti mostrati a un account nuovo, quando la piattaforma sa ancora poco di voi — è proprio il banco di prova più rivelatore. Se in quella fase domina lo slop, significa che l'ecosistema di contenuti disponibili sta cambiando più in fretta della capacità della piattaforma di filtrarlo.

I bambini sono i più esposti

Tra i dati più preoccupanti dello studio c'è quello sui contenuti per bambini: su 2.000 video esaminati nella categoria kids, il 57% risulta essere AI slop. Con l'hashtag #cartoonkids si arriva al 97%: quasi la totalità dei video è generata artificialmente. Il problema qui va oltre la qualità. I bambini interagiscono meno con i controlli della piattaforma, e i genitori che lasciano scorrere il feed raramente verificano la natura di ciò che appare. Questo crea uno spazio ideale per i contenuti automatizzati: un pubblico poco selettivo, abituato alla ripetizione, e un algoritmo che non ha incentivi a ridurre ciò che «funziona» in termini di tempo di visione.

Nei contenuti per bambini quasi ogni video è generato artificialmente, senza che nessuno lo segnali

Le categorie più colpite non si limitano all'intrattenimento infantile. Kapwing segnala quote di slop comprese tra il 33% e il 35% anche in aree come Scienza ed Educazione, Salute e Storia — ambiti dove la credibilità delle informazioni dovrebbe essere una priorità. Quando i contenuti artificiali invadono temi educativi o sanitari, il rischio non è necessariamente la disinformazione deliberata, ma qualcosa di più subdolo: spiegazioni semplificate fino alla distorsione, un'estetica di «verosimile» che abbassa le difese critiche. All'estremo opposto, settori come Moda, Musica e Fitness risultano molto meno esposti — probabilmente perché lì la presenza umana, il corpo e la performance visiva originale sono ancora vantaggi difficili da replicare con template.

Perché TikTok è più vulnerabile

La struttura stessa di TikTok favorisce questo tipo di contenuto. La piattaforma è costruita su una raccomandazione aggressiva, pensata per trovare rapidamente ciò che trattiene l'utente. Un video sintetico, economico da produrre e ottimizzato per segnali semplici — ritmo, colori accesi, suspense a ripetizione — può diventare carburante perfetto per il feed. YouTube Shorts funziona con logiche simili, ma eredita da YouTube un ecosistema in cui la reputazione del canale e la continuità del creator hanno un peso maggiore nel tempo: non sempre, ma abbastanza da rendere meno conveniente inondare la piattaforma con contenuti anonimi e intercambiabili.

C'è poi la questione di come le piattaforme gestiscono la trasparenza. YouTube ha introdotto nel marzo 2024 un meccanismo nel suo Creator Studio — lo strumento di gestione dei canali — che obbliga i creator a dichiarare quando un contenuto realistico è stato alterato o generato con strumenti di intelligenza artificiale. In alcuni casi, la piattaforma può applicare un'etichetta anche senza che il creator lo segnali. TikTok, dal canto suo, descrive nel suo centro assistenza un approccio basato su etichette per contenuti completamente generati o «significativamente» modificati dall'AI: se il video è realizzato con effetti TikTok che includono intelligenza artificiale, la piattaforma può etichettarlo automaticamente, e gli utenti possono segnalare contenuti che violano le regole sui media sintetici. Entrambi gli approcci puntano sulla trasparenza più che sulla riduzione del fenomeno.

Il limite di questa strategia è concreto: un'etichetta aiuta a capire cosa si sta guardando, ma non riduce quanto slop circola nel feed. La scala di produzione automatizzata può superare rapidamente qualsiasi capacità di revisione manuale, e classificare correttamente migliaia di video al giorno richiede sistemi automatici che, a loro volta, generano errori e falsi positivi.

La pressione regolatoria cresce

Sul fronte normativo, l'Europa sta alzando la posta. Il 6 febbraio 2026 la Commissione europea ha comunicato conclusioni preliminari secondo cui il design «addictive» di TikTok violerebbe il DSA, il regolamento europeo sui servizi digitali che impone obblighi di trasparenza, tutela dei minori e mitigazione dei rischi sistemici. Non è un procedimento direttamente sull'AI slop, ma crea una cornice significativa: se il feed è costruito per massimizzare il tempo di visione e questo porta a un'esposizione massiva a contenuti di bassa qualità in categorie sensibili, la linea tra «problema di qualità» e «problema di sicurezza» si assottiglia. Anche nel Regno Unito i regolatori hanno continuato a richiamare TikTok e YouTube sulla sicurezza dei minori, rafforzando l'idea che le piattaforme short-form saranno valutate non solo per ciò che rimuovono, ma per ciò che promuovono attivamente.

Parallelamente, si sta diffondendo un approccio tecnico basato sulla tracciabilità dei contenuti. Standard come C2PA e le cosiddette Content Credentials — metadati firmati crittograficamente che permettono di risalire all'origine di un video e di sapere se è stato generato o modificato — rappresentano un tentativo di spostare il problema: dal cercare di «smascherare» l'AI al premiare l'autenticità verificabile. In pratica, però, la catena è fragile: compressione, ri-caricamento e passaggi tra piattaforme diverse possono cancellare o degradare questi segnali. Non è una soluzione a breve termine per l'inondazione di contenuti a basso sforzo.

Finché un video artificiale ottiene più visualizzazioni di uno autentico, il sistema che lo produce non ha motivo di fermarsi

Perché conta anche in Italia

TikTok non è più una piattaforma di nicchia nel nostro Paese. Nel primo semestre 2025 avrebbe raggiunto 23,9 milioni di utenti medi al mese nel Paese. Una ricerca di Public First stima che le aziende che investono in pubblicità su TikTok abbiano generato una crescita economica di 3,6 miliardi di euro in Italia nel 2025. Questi numeri spostano la discussione dalla cultura digitale all'economia concreta: creator, piccole imprese e brand competono tutti per attenzione sullo stesso feed. Se lo slop aumenta, aumenta il rumore di fondo contro cui devono emergere i contenuti autentici, e cresce la tentazione di imitare i formati che l'algoritmo premia — innescando un circolo che tende ad abbassare ulteriormente la qualità media.

La vera domanda che lo studio di Kapwing pone alle piattaforme non è tecnica, ma di priorità: trattare lo slop come spam — declassarlo sistematicamente quando è ripetitivo o costruito su asset riciclati, con soglie più severe nelle categorie sensibili — ridurrebbe probabilmente la sua presenza già nella fase iniziale di un nuovo account. Ma richiederebbe anche metriche di «originalità» difficili da definire e meccanismi di contestazione trasparenti. È un cambio di governance del feed, non una semplice aggiunta di etichette. Finché un video sintetico, riciclato e ultra-economico ottiene lo stesso tempo di visione di un contenuto originale, il sistema economico che lo produce continuerà ad espandersi. La scelta di quale corsia proteggere — quella del volume o quella della fiducia — definirà com'è fatto il feed che guardiamo ogni giorno.