Neuralink

Neuralink lavora su due impianti cerebrali con maturità diverse

Telepathy permette di comandare computer e braccio robotico, Blindsight vuole generare immagini nel cervello: entrambi restano sperimentali

Neuralink Telepathy e Blindsight: a che punto sono

Scrivere un messaggio, usare un computer, riconoscere un ostacolo lungo la strada: per chi vive con una paralisi o con una cecità profonda, il valore di un'interfaccia cerebrale, cioè un dispositivo che mette in comunicazione il cervello con un apparecchio elettronico, si misura nelle azioni di tutti i giorni. Neuralink, l'azienda di neurotecnologie co-fondata da Elon Musk, lavora a questo obiettivo con due programmi, Telepathy e Blindsight, che percorrono direzioni opposte. Il primo traduce l'intenzione di muoversi in comandi; il secondo punta a generare percezioni visive stimolando direttamente il cervello.

Anche lo stadio di avanzamento è diverso. Telepathy è già utilizzato nelle sperimentazioni, mentre la pagina dedicata a Blindsight presenta ancora come futuri gli studi statunitensi sulla protesi visiva.

Perché la differenza conta

Neuralink descrive entrambi i sistemi come dispositivi sperimentali, privi di autorizzazione alla commercializzazione. Le testimonianze dei partecipanti raccontano esperienze individuali, e i risultati possono variare da persona a persona. Per passare da una dimostrazione riuscita a una tecnologia di assistenza affidabile servono prove sulla sicurezza, sulla continuità delle prestazioni e sul beneficio ottenuto nella vita reale.

Telepathy trasforma l'intenzione in comandi

Il sistema si basa sull'impianto N1. Un robot chirurgico inserisce nel cervello fili sottilissimi dotati di elettrodi, in una regione coinvolta nell'intenzione di muovere il corpo. L'impianto registra l'attività dei neuroni e la trasmette a un software che la associa ad azioni sul computer. L'utente impara a controllare il sistema mentre il programma, a sua volta, impara a interpretare i segnali: il compito è ricavare comandi utilizzabili dall'attività registrata in un'area specifica.

I partecipanti possono così muovere il cursore, selezionare elementi, giocare, programmare o disegnare. Gli studi comprendono anche il controllo di un braccio robotico. In questo contesto restituire mobilità significa comandare uno strumento esterno, mentre il recupero del movimento del corpo rimane un obiettivo a parte. I candidati indicati da Neuralink sono adulti con tetraplegia (la paralisi di tutti e quattro gli arti) causata da una lesione del midollo spinale, da sclerosi laterale amiotrofica o da un ictus del tronco encefalico. La selezione richiede valutazioni cliniche e un supporto assistenziale stabile.

Per capire quanto valga l'impianto bisogna confrontarlo con gli ausili che la stessa persona già possiede. Nell'esperienza descritta da Neuralink, il partecipante Alex ha combinato l'interfaccia con un controller azionato con la bocca, ottenendo nei videogiochi un controllo più articolato. Ne emerge un esempio concreto di complementarità: il beneficio può nascere dall'integrazione fra strumenti. Il tempo necessario per configurare il sistema e l'assistenza richiesta diventano quindi misure importanti quanto la velocità del cursore.

Telepathy traduce l'intenzione di muoversi in comandi per computer e braccio robotico

Esistono anche architetture alternative. Stentrode, sviluppato dall'azienda Synchron, registra segnali attraverso un dispositivo collocato in un vaso sanguigno cerebrale, evitando di inserire gli elettrodi nel tessuto della corteccia. Nello studio SWITCH il comando neurale funzionava come un interruttore, abbinato al puntamento oculare oppure alla selezione sequenziale delle opzioni. Il confronto riguarda dunque la procedura chirurgica, le funzioni residue richieste e il repertorio di comandi. Quei risultati, da soli, consentono confronti limitati con il controllo continuo del cursore che Neuralink persegue.

Blindsight cerca di far vedere

Qui il percorso è inverso. Una videocamera acquisisce l'ambiente e invia le informazioni all'impianto, che dovrebbe stimolare le aree cerebrali responsabili della visione, aggirando occhi e nervi ottici danneggiati. La difficoltà sta nel trasformare quelle informazioni in percezioni comprensibili. Un elettrodo provoca risposte biologiche variabili, molto diverse da quelle di un pixel, che sullo schermo si accende sempre allo stesso modo: posizione, intensità e interazione fra gli stimoli influenzano ciò che la persona percepisce.

Un lavoro sperimentale supervisionato anche da Michael Beyeler, dell'Università della California a Santa Barbara, mostra perché la personalizzazione sia decisiva. I ricercatori hanno costruito un modello della risposta della corteccia di un partecipante cieco, adattando gli stimoli all'attività misurata. Il sistema ha centrato meglio gli obiettivi neurali usando meno corrente. Il risultato riguarda il controllo della stimolazione e il legame con le percezioni riferite; il recupero di una visione naturale è una questione ancora distinta.

La ricerca ha già precedenti sull'uomo. Nel 2021 il programma CORTIVIS aveva documentato la percezione di alcune forme e lettere in una persona con cecità acquisita. Il 7 maggio 2026 Illinois Tech ha annunciato il terzo partecipante impiantato nel proprio programma di protesi visiva intracorticale, cioè inserita nella corteccia. Questi avanzamenti collocano Blindsight in un settore già sperimentale e suggeriscono criteri concreti di confronto: localizzare oggetti, orientarsi, imparare a interpretare gli stimoli. Le prospettive indicate da Musk per la cecità congenita, presente dalla nascita, richiedono evidenze specifiche, diverse da quelle ottenute con chi ha perso la vista in seguito.

Il peso delle autorizzazioni

Anche la designazione Breakthrough Device, annunciata per Blindsight il 17 settembre 2024, va letta per il suo significato regolatorio. La Food and Drug Administration, l'agenzia statunitense che vigila sui dispositivi medici, offre con questo programma un confronto più stretto con i produttori e una revisione prioritaria. Restano comunque richiesti gli standard di sicurezza ed efficacia necessari per entrare nel mercato. La designazione facilita il percorso, mentre l'autorizzazione alla sperimentazione e quella alla commercializzazione restano passaggi separati.

Stabilità e sicurezza nel tempo

La tenuta dell'interfaccia riguarda tutti i programmi invasivi. Neuralink ha riferito che nel primo partecipante i fili si sono parzialmente ritirati, causando un calo temporaneo delle prestazioni, e che la procedura chirurgica è stata poi modificata. Il recupero funzionale ottenuto con gli algoritmi e la stabilità fisica degli elettrodi sono aspetti collegati ma differenti. Nell'aggiornamento del 1° ottobre 2026 l'azienda ha inoltre presentato sistemi che, secondo i suoi dati, funzionano per settimane senza ricalibrazione: un progresso operativo da valutare separatamente dalla durata dell'impianto.

Gli impianti cerebrali richiedono lunghe osservazioni per valutare rischi e durata nel tempo

Il consorzio BrainGate offre un riferimento sulla profondità di osservazione necessaria. Lo studio di sicurezza pubblicato nel 2023 comprendeva 14 partecipanti e 12.203 giorni-partecipante di esperienza, con sei eventi avversi gravi correlati al dispositivo. Sono dati relativi a un altro sistema: servono a capire quali informazioni occorrano per giudicare rischi e durata, e restano estranei al profilo di sicurezza di Neuralink.

Costi, regole e dati personali

L'accessibilità richiederà anche risorse continuative. Neuralink ha raccolto 650 milioni di dollari nel round Series E, dopo i 280 milioni del Series D. Questi finanziamenti sostengono lo sviluppo e l'ampliamento degli studi, senza stabilire ancora il costo futuro per i pazienti. Per i partecipanti idonei l'azienda copre dispositivo, intervento e spese previste dal protocollo. In Italia una sperimentazione con impianti privi di marcatura CE richiederebbe il percorso autorizzativo del Ministero della Salute e il parere del comitato etico competente.

L'assistenza riguarda infine software e dati cerebrali. Il Garante europeo della protezione dei dati richiama i rischi di inferenze sensibili e riutilizzi delle informazioni neurali. Per questi sistemi diventano centrali gli accessi controllati, una raccolta limitata allo scopo clinico e aggiornamenti sicuri. Resta da precisare chi garantirà manutenzione, supporto e gestione dell'impianto quando il protocollo sperimentale sarà terminato.