Wozniak racconta: l'Apple III

Nella sua autobiografia il co-fondatore di Apple Steve Wozniak racconta l'insuccesso dell'Apple III, un computer rivolto al business e fortemente spinto dal marketing per sostenere la quotazione in borsa

Apple III logo (1980)

Questo articolo è tratto dalla autobiografia di Steve Wozniak, iWoz (Norton & Co, 2007), disponibile solo in lingua inglese.

Un computer per l'utenza business

Contemporaneamente alla quotazione in borsa, avevamo per le mani anche l'Apple III, una macchina rivolta al business di cui si vociferava l'uscita imminente. Quel computer, l'Apple III, era una forte risposta alle esigenze del mondo business. Dopo l'incredibile fenomeno dell'Apple II, quello doveva essere il nostro prodotto da contrapporre al nuovo PC IBM. L'Apple III soffriva però di alcuni terribili problemi (primo fra tutti l'eccessivo riscaldamento per la mancanza della ventola. Steve Jobs aveva insistito affinchè venisse omessa la ventola di raffreddamento poichè era rumorosa e poco elegante! [n.d.r.]).

La sua affidabilità non era neanche paragonabile a quella dell'Apple II, che si era dimostrato sempre un computer robusto. Dico sul serio. Oggi puoi comprare un Apple II su eBay e puoi star sicuro che funziona ancora. Non esiste nessun prodotto moderno così affidabile. Durante i miei discorsi pubblici incontro persone che mi dicono che stanno ancora usando i loro Apple II e che, dopo così tanti anni, queste macchine continuano a funzionare senza intoppi.
L'apple III aveva invece dei problemi hardware, problemi seri. Per esempio, poteva arrivare in negozio, avviarsi un paio di volte e poi andare irrimediabilmente in crash. A volte non riusciva neanche ad accendersi. A quel tempo, mio fratello aveva un negozio di computer a Sunnyvale, e mi raccontava che gli ingegneri Apple avevano più volte provato ad intervenire, ma senza successo. Per alcuni mesi dopo il lancio, non aveva ancora visto un Apple III che funzionasse veramente. Molti altri rivenditori riscontravano i medesimi problemi. Ogni Apple III tornava indietro afflitto dagli stessi sintomi.

E come si dovrebbe comportare un rivenditore quando accade una cosa del genere? Beh, smette di supportare quel prodotto difettoso e continua a vendere la macchina originale, l'Apple II. Questo è il motivo per cui l'Apple II continuò ad essere il computer più venduto al mondo per almeno altri tre anni. Infatti, nel 1983, stabilì un altro record: fu il primo computer a vendere un milione di unità! (a dire la verità questo primato spetterebbe al Commodore VIC-20, ma Woz si lascia prendere un po' la mano... però, bisogna anche considerata la notevole differenza di prezzo e il fatto che i due computer non sono direttamente paragonabili... quindi precisiamo: l'Apple II fu il primo computer "serio" a vendere un milione di unità [n.d.r.])

Un prodotto commissionato dal marketing

Perchè l'Apple III aveva tutti questi problemi, mentre gli altri nostri prodotti funzionavano così bene? C'è un motivo: quella macchina non era stato sviluppata da un ingegnere o un da un piccolo team di ingegneri che lavoravano di comune accordo. L'Apple III era stato commissionato dal reparto marketing. Nell'azienda c'erano alcuni dirigenti che avevano molto potere e potevano investire soldi e spostare risorse per assecondare la loro visione.

Gli uomini del marketing notavano che l'utenza business rappresentava la fetta più grande del mercato e si erano fatta la loro idea di come avrebbe dovuto essere un computer per conquistare il maggior numero di utenti. Osservavano che il piccolo utente business entrava in un negozio di computer e tipicamente acquistava un Apple II, una stampante, il software VisiCalc e due schede di espansione. Una era una scheda di memoria che gli consentiva di gestire fogli elettronici più grandi. L'altra era una scheda per ottanta colonne, che consentiva di visualizzare sullo schermo ottanta colonne di caratteri invece delle normali quaranta. Quaranta colonne era il limite che poteva essere visualizzato su una TV. Così, gli uomini del marketing pensarono bene che tutto questo dovesse essere condensato in una singolo prodotto: l'Apple III, che fu concepito secondo questi dettami.
(Presentato nel 1980, l'Apple III era basato sullo stesso processore a 8-bit MOS 6502 ma con frequenza portata a 2Mhz, poteva contare su una quantità di RAM nettamente superiore rispetto all'Apple II — 128kb grazie al bank switching — aveva un robusto case in alluminio che in teoria avrebbe dovuto favorire lo smaltimento del calore, integrava un floppy drive Shugart da 5.25. Oltre alle 80 colonne in modalità testuale, supportava anche le modalità grafiche 280×192 pixel a 6 colori e hi-res 560×192 pixel monocromatica, che in seguito saranno adottate anche dall'Apple IIe [n.d.r.])

L'Apple III alla prova dei fatti

All'inizio non c'era praticamente alcun software sviluppato appositamente per l'Apple III. C'erano invece centinaia di programmi disponibili per Apple II. Per questo motivo, per sfruttare il parco software esistente, Apple decise di costruire l'Apple III come un computer che potesse funzionare con una doppia modalità — c'era un interruttore che permetteva di decidere se il computer dovesse avviarsi come un Apple II o come un Apple III. (L'hardware dell'Apple III era stato progettato in modo che fosse perfettamente compatibile con l'Apple II, e anche per questo motivo si dimostrò più difficile espanderne le funzionalità.) Ma non poteva supportare contemporaneamente i due ambienti.

Fu qui che venne commesso l'errore più grande. Volevano dare la percezione che l'Apple III fosse un computer dedicato al business e riposizionare l'Apple II come un home computer, il fratello povero della famiglia. Ma c'è dell'altro, per volere del marketing erano stati aggiunti chip, quindi costi e complessità, per fare in modo che sull'Apple III venisse disabilitata l'espansione di memoria e la visualizzazione a ottanta colonne quando veniva avviato nella modalità Apple II. Questa decisione azzerò del tutto le possibilità di successo dell'Apple III.

Ecco spiegato il motivo: un utente business che aveva intenzione di acquistare un Apple II per il suo lavoro, avrebbe potuto tranquillamente pensare "Comprerò un Apple III e lo userò in modalità Apple II, così sono sicuro che funziona, ma almeno avrò una macchina più moderna." Ma Apple uccise quel prodotto che gli utenti volevano disabilitando le funzionalità uniche che caratterizzavano l'Apple II, l'espansione di memoria e la modalità a ottanta colonne, che di fatto ne motivavano l'acquisto.

Nonostante l'Apple III fosse molto pubblicizzato non c'era quasi niente che ci girasse sopra. E oltre ad essere inaffidabile, in modalità Apple II era volontariamente limitato. Ancora oggi queste scelte mi sbalordiscono. Nessun ingegnere, nessuna persona minimamente razionale, avrebbe mai escogitato simili soluzioni. Questo mi fece capire che le grandi aziende a volte possono agire in modo sbagliato.
Alla fine, dopo più di un anno, quando Apple riuscì a rendere l'Apple III sufficientemente affidabile, in modo che non andava più in crash così di frequente, il computer ancora non vendeva. Ormai si era fatto una cattiva reputazione e tutti lo consideravano una macchina inaffidabile. La prima impressione conta.

Se un computer riceve una fredda accoglienza, il solo fatto di correggere i problemi riscontrati non basta più a convincere le persone ad acquistarlo. A quel punto avrei detto, bene, proviamo a scordarci questo passo falso, cambiamo il nome da Apple III ad Apple IV, rendiamolo esteticamente differente da farlo sembrare un prodotto del tutto nuovo e forse qualcuno riusciamo a venderlo.

Dal 1980 al 1983, Apple fece dell'Apple III la sua maggiore priorità. Fa quasi paura affermare che Apple era diventata l'azienda dell'Apple III. Un'azienda che proponeva l'Apple III come suo prodotto di punta ma che riusciva a vendere solo Apple II. Nel 1983 tutti alla Apple furono costretti ad avere un Apple III sulla propria scrivania.
D'un tratto, ogni volta che entravo in azienda, ascoltavo discorsi del tipo, "Oh mio dio, avete visto questo nuovo software che gira sull'Apple III?" Si, ma a chi poteva importare?

A quel tempo viaggiavo continuamente per tutto il Paese per tenere dei discorsi ai gruppi di appassionati di computer. Da qualsiasi parte andassi, gli utenti che possedevano un Apple II erano sempre più del 90% e davvero pochissime le persone con un Apple III. Perchè Apple si dipingeva come l'azienda dell'Apple III quando in realtà non lo era? Me lo sono sempre chiesto. Dopo tutto, durante questi anni l'Apple II era stato il computer che aveva venduto di più al mondo. Era l'Apple II che ci teneva a galla. A quel tempo, quasi ogni pubblicità Apple sulle riviste più importatnti come Time e Newsweek mostrava un Apple III. L'Apple II non aveva più visibilità.

Volevano dare la percezione che l'Apple III fosse un computer dedicato al business e riposizionare l'Apple II come un home computer

Il consiglio di amministrazione aveva deciso di tagliare tutti i progetti relativi all'Apple II. Tutti i prodotti, totalmente. Erano rimasti solo un paio di progetti didattici. Nonostante questo, l'Apple II stava ancora pagando a tutti lo stipendio e continuava a generare enormi profitti per l'azienda. Pur non essendo pubblicizzato (non è proprio vero... C'erano anche campagne pubblicitarie in cui l'Apple II veniva mostrato insieme all'Apple III [n.d.r]). Forse l'unico stipendio che Apple pagò per l'Apple II durante quel periodo —dal 1980 al 1983 — fu all'impiegato che stampava il listino prezzi.
Era impressionante come tutte le risorse di Apple — sia umane che finanziarie — fossero convogliate verso l'Apple III senza ricavarne niente.
Posso stimare che al tempo l'azienda subì una perdita di circa $300 milioni, che al valore attuale corrisponde a più di un miliardo di dollari. Non solo l'Apple II portò avanti l'intera azienda salvandola dal disastro, ma contribuì anche nascondendo al mondo le reali carenze dell'Apple III.

Apple III simbolo di una nuova era

Nessuno, ma proprio nessuno, sembrava prestare attenzione a quella macchina, ritenendola degna di una qualche importanza. Tutti i nostri utenti la ignoravano. Sfogliando una rivista di computer si potevano trovare una cinquantina di insersioni dell'Apple II, ma non da parte di Apple, bensì di rivenditori e piccole società che vendevano giochi, accessori, periferiche ed espansioni per Apple II. Come pure le riviste, nelle loro recensioni dell'Apple III, concordavano sul fatto che rappresentasse un fallimento sul mercato, ma senza mai sottolineare il fatto che Apple stesse puntando tutto su quel prodotto. Così agli utenti veniva data l'impressione che noi eravamo ancora l'azienda dell'Apple II, il nostro prodotto di maggior successo, e in aggiunta a questo c'era qualcuno che spinto da qualche motivazione si accaniva a promuovere quella macchina piena di difetti che era l'Apple III.
(Ok, possiamo dedurre con sufficiente approssimazione che Steve Wozniak detesta l'Apple III, non lo digerisce proprio, non tanto come computer difettoso ma in quanto simbolo di un'azienda che stava cambiando, in peggio [n.d.r])



ARTICOLI CORRELATI
La genesi dell'Apple I raccontata da Steve Wozniak
Steve Wozniak all'Homebrew Computer Club
Zaltair, lo scherzo clamoroso di Steve Wozniak
Frog Design prototipi Apple
Biancaneve Design, l’eleganza veste i computer Apple
Il Newton e l'errore dei PowerPC
La Pepsi Generation e il lifestyle marketing
La filosofia di Steve Jobs
Hartmut Esslinger, il design fra innovazione e business
La migliore custodia per iPhone 7/7s e 8/8s