Apple II, un computer a colori progettato da zero

Wozniak e Jobs working on apple2
Steve Wozniak e Steve Jobs al lavoro su un Apple II

Nelle precedenti puntate Steve Wozniak ha raccontato le fasi di sviluppo del suo computer Apple I. La storia continua con il prototipo dell'Apple II, a cui Wozniak iniziò a lavorare subito dopo aver realizzato l'integer BASIC.

Dopo che iniziammo a vendere le schede a Paul Terrell — lavorando giorno e notte per consegnarle in tempo — cominciarono a vedersi quei profitti che mai avrei immaginato. Improvvisamente la nostra piccola attività stava portando più soldi di quanti ne guadagnassi all'HP. Non erano molti a dire il vero. Ma non era un fatto trascurabile. Le schede completamente assemblate ci venivano a costare $220 e le vendevamo a Paul Terrel per $500.

Di certo non avevamo bisogno di grossi fondi per operare in questo modo. Io conservavo anche il mio ordinario lavoro, così per me quelle erano tutte entrate extra. Soldi per la pizza! Lo stesso valeva per Steve, lui viveva a casa dei genitori. All'epoca avevo venticinque anni e lui ventuno, quali spese potevamo avere? Apple non doveva generare poi così tanti soldi per sostenersi ed andare avanti. Dopo tutto non ci dovevamo auto-stipendiare e non avevamo affitti da pagare o altre spese burocratiche. Era un'attività che svolgevamo nel tempo libero e avevamo poco di cui preoccuparci. Mio padre, notando questo, disse che se continuavamo così non avremmo mai fatto un soldo. Ma a noi non importava, ci stavamo comunque divertendo un sacco.

Presentazione dell'Apple I

Dopo aver consegnato tutte le schede che ci aveva commissionato Paul Terrell, Steve prese accordi affinchè io presentassi l'Apple I durante una riunione all'Homebrew nel marzo del 1976. Avevo già mostrato il mio computer nei mesi precedenti al termine delle riunioni, ma non lo avevo mai presentato ufficialmente a tutto il gruppo e, di certo, non avevo mai a parlato di fronte ad un pubblico così folto. Non ero mai stato sotto i riflettori come quel giorno. Il gruppo dell'Homebrew era cresciuto fino a più di cinquecento persone.
Gli incontri si tenevano all'auditorium dello Stanford Linear Accelerator Center (SLAC). Ero così emozionato mentre mi accingevo a salire sul palco, con il circuito stampato fra le mani. Quella fu la prima delle sole due occasioni che mi videro parlare di fronte a tutto il gruppo dell'Homebrew. (L’altra fu quando presentai l’Apple II.) Sapevo che molte persone del club mi avevano già visto armeggiare con il mio prototipo. Lì in piedi davanti a tutti, iniziai a descrivere le funzioni dei vari chip sulla scheda — cosa facevano e come — e parlai delle specifiche e dell'architettura. Raccontai come l'avevo costruito e sottolineai l'aspetto per me più importante: il fatto di avvalersi di una tastiera invece di uno stupido, criptico pannello frontale pieno di led e interruttori.

Spiegai che avevo usato RAM dinamica al posto di quella statica, e le motivazioni di questa scelta. Dissi poi che sulla mia scheda c’erano ben 8Kb di RAM rispetto ai soli 256 bytes instalati sull'Altair. Feci l'esempio del programmino in BASIC che faceva volteggiare il tuo nome sullo schermo appena lo inserivi. Descrissi il circuito video, i connettori, il voltaggio richiesto, ogni cosa. E infine ne annunciai il prezzo — $666.66. Non so dire se sia stato un successo o meno. Dovreste chiedere a qualcuno dei presenti che mi ascoltarono. D'altra parte, a quel tempo parecchi membri dell'Homebrew stavano già lavorando nella loro piccola azienda di computer o stavano per fondarne una. Così forse l'Apple I poteva non averli impressionati più di tanto. Ma io ci vedevo qualcosa di speciale. E anche Steve. Ne eravamo orgogliosi. Stavamo partecipando alla più grande rivoluzione mai avvenuta, ne ero felice. Non pensavo a far soldi, mi divertivo.

Ron Wayne, il terzo socio, non si stava divertendo troppo, presumo. Lui era abituato alle grandi aziende e agli alti stipendi. Liquidammo la sua quota per $800 subito dopo aver consegnato le prime schede a Paul Terrell e ben prima di fare i nostri primi investimenti.

Apple II

Nella prima metà del 1976 vendemmo circa 150 computer. Non solo attraverso il Byte Shop di Paul Terrell, ma anche grazie ad altri piccoli negozi che stavano spuntando in tutta la regione. Girammo in macchina per tutta la California, entravamo nei negozi e chiedevamo se erano interessati all'Apple I. In questo modo ne vendemmo più di qualcuno. Ma questo era niente. La Silicon Valley era all'epoca tutto un fiorire di nuove aziende, e una in particolare, chiamata Processor Technology, sembrava che stesse vendendo più di mille unità al mese del loro computer SOL-20.
Quello era il prodotto di punta nel mondo dei computer hobbistici. Era anche uno dei primi computer a supportare una tastiera, caratteristica che la Processor Technology implementò dopo aver visto la dimostrazione dell'Apple I alla riunione dell'Homebrew. Fu l'Apple I a dare inizio a quel trend.

Il SOL era stato progettato da Lee Felsenstein, colui che moderava gli incontri all'Homebrew. E anche Gordon French aveva un ruolo lì. Così ascoltarono e appresero molte cose. A me il SOL computer della Processor Technology non sembrava nulla di eccezionale. Steve ed io eravamo sicuri che potevamo fare molto meglio. Già allora avevamo un prototipo dell'Apple II che era dieci volte superiore all'Apple I. Con quel computer sapevamo che potevamo facilmente vendere un numero di macchine almeno pari a quello della Processor Technology... se solo avessimo trovato abbastanza soldi per metterlo in produzione.

L'Apple II, su cui iniziai a lavorare quasi subito dopo aver finito l'Apple I, presentava dei miglioramenti fenomenali rispetto a quanto avevo fatto in precedenza. Per esempio, sapevo di voler un computer in grado di produrre una grafica a colori. Avevo costruito l'Apple I fin dall'inizio con un chip in grado di lavorare alla frequenza necessaria per generare il colore su una televisione americana (in standard NTSC). Ma sebbene avessi sviluppato l'Apple I con l'idea di aggiungere il colore in un secondo momento, decisi che sarebbe stato meglio riprogettare da zero l'intero computer.

Aggiungere il colore non significava solo montare altri chip, era una questione di efficienza e di eleganza nell'implementazione. Volevo ripensare totalmente la gestione del colore, non semplicemente aggiungere il colore ad un computer esistente. Un altro miglioramento progettuale dell'Apple II consisteva nel fatto che il testo e la grafica sfruttavano direttamente la memoria del sistema piuttosto che averne una porzione dedicata. Invece di avere due aree distinte di memoria, una dedicata all'elaborazione dei dati e una ai contenuti da mostrare a video, decisi di unificarle in un'unica RAM dinamica. Una porzione della DRAM usata dal microprocessore veniva riempita in tempo reale con gli elementi che era necessario mostrare a video.

L'Apple II è un computer riprogettato da zero, non una semplice evoluzione dell'Apple I

Procedendo così, sapevo che avrei risparmiato alcuni chip. Infatti, quando terminai l'Apple II, questo contava un numero di chip che era circa la metà di quanti ne avevo usati nell'Apple I. Ed era anche più veloce. Ricordate che vi dissi che l'Apple I doveva costantemente fare il refresh dei contenuti in memoria? Bene, ora avevo a disposizione dei chip di memoria DRAM più veloci. E se prima microprocessore era in grado di accedere alla RAM (in lettura o scrittura) una volta al microsecondo, con questi nuovi chip poteva farlo due volte ogni microsocondo. Così, durante lo stesso microsecondo (milionesimo di secondo), il microprocessore poteva accedere alla RAM, e successivamente entrava in gioco il circuito che ne effettuava il refresh dei dati. È grazie a questo fatto che l'Apple II girava più velocemente.

Era anche più piccolo e più economico. Rispondeva agli obiettivi che mi ero sempre prefissato. Le migliorie rispetto all'Apple I erano enormi. Alcune persone considerano l'Apple II come una semplice evoluzione dell'Apple I, ma ci tengo a far sapere che non è così. Non è affatto così.
L'Apple I non fu un computer progettato da zero. Era una veloce estensione del mio terminale ARPANET con l'aggiunta di un microprocessore e senza nessuna innovazione elettronica ad eccezione della DRAM.

L'Apple II, invece, fu ripensato e riprogettato daccapo. Completamente da me. Forse, guardando al passato, avrei potuto prima realizzare l'Apple II, con la grafica a colori e tutto il resto, ma preferii procedere allo sviluppo della versione I perchè potevo realizzarla più velocemente. È vero che entrambe le macchine portarono importanti innovazioni al mondo dei computer.
L'Apple I ha fatto storia per essere stato il primo personal computer a poter lavorare con una tastiera e uno schermo. Ma fu l'Apple II a portare il colore, la grafica ad alta risoluzione, il sonoro e la possibilità di collegare i joystick per giocare. Fu anche il primo pc che una volta acceso era pronto all'uso, con il BASIC precaricato nella ROM.

In seguito vennero immessi sul mercato altri computer, ma impiegarono anni prima di raggiungere un livello paragonabile a ciò che io avevo realizzato. Alla fine tutti cercarono di avere quello stesso elenco di caratteristiche. Sicuramente l'Apple II fu il primo computer a basso costo che, tirato fuori dalla scatola, poteva essere usato anche dai non esperti di tecnologia. Nessuno aveva ancora visto l'Apple II. Stavo finendo di metterlo a punto all'epoca in cui lavoravamo ancora nelle nostre case. Io nel mio appartamento e Steve sempre al telefono in camera sua. Testavamo i computer nel garage di Steve, io ancora progettavo calcolatrici all'HP e continuavo a pensare che quello sarebbe rimasto un hobby. Avevo in mente che sarei rimasto per sempre a lavorare all'HP. Ma non molto tempo dopo aver consegnato le schede dell'Apple I a Terrel, avevo già un prototipo funzionante di Apple II. E come ho detto, non era semplicemente migliore, era dieci volte migliore!

PC76 Show

La scheda, intendo dire il cuore dell'Apple II, la completai nell'agosto del 1976. Me lo ricordo bene perchè in quel mese Steve ed io ci recammo ad Atlantic City per il PC 76 Show.
Prendemmo un aereo a San Jose, Steve ed io sedevamo vicini ed avevamo portato a bordo sia un Apple I che un Apple II. La cosa divertente era che sullo stesso aereo, sedute attorno a noi, c’erano parecchie altre persone del gruppo dell'Homebrew che all'epoca lavoravano per tutte quelle piccole aziende di computer che stavano spuntando. Potevamo udire i loro raffinati discorsi di marketing, pieni di parole e acronimi che ignoravamo totalmente. Ci sentivamo estraneati dalla discussione, ma nello stesso tempo noi sapevamo di avere un segreto. Un grande segreto. Forse non avremmo mai parlato quel gergo da uomini d'affari ma noi sapevamo di avere un computer migliore. Anzi, due computer migliori dei loro. L'Apple I e l'Apple II. E nessuno al mondo era ancora a conoscenza dell'Apple II.

Steve Jobs e Dan Kottke presentano l'Apple I al PC Show del 1976 ad Atlantic City
Steve Jobs e Dan Kottke presentano l'Apple I al PC Show del 1976 ad Atlantic City

Quando iniziò la fiera ad Atlantic City, ero felice perchè non ero obbligato a presenziare allo stand dell'Apple I. Non sono mai stato un venditore. Era compito di Steve Jobs and Dan Kottke. Rimasi quasi sempre in camera al piano di sopra, a fare gli ultimi ritocchi al BASIC. Quella mostra era piena di giovani aziende, scarsamente finanziate come Apple. I proprietari sembravano gente come noi. Non c'erano insomma manager e dirigenti incravattati che partecipavano a quell'evento. Piuttosto lo ricordo come un gruppo di persone simpatiche e un po' trasandate.
Era gente del settore e la maggior parte era in competizione con noi. Eravamo in buoni rapporti con tutti ma rimanevamo comunque concorrenti. A quella fiera ci guardammo bene dallo svelare l'Apple II, eppure ci fu una persona che non aveva niente a che fare con le aziende concorrenti, che lo vide. Era l'addetto al proiettore nella sala convention. Steve ed io scendemmo giù a tarda sera, quando tutti gli altri se ne erano andati e ci incontrammo con questo tecnico. Penso che siamo stati noi a dirgli di restare. Avevo escogitato questo metodo differente di generare il colore che aveva sempre funzionato su qualsiasi TV ed ero curioso di provarlo con un proiettore per vedere se la differente elettronica potesse giocare qualche scherzo o se l'Apple II avesse comunque funzionato. Così collegai il prototipo dell'Apple II al proiettore e funzionò perfettamente.
Quel tecnico, che aveva visto ogni sorta di computer esposto alla fiera, ci disse che quello lì era l'unico computer che avrebbe voluto comprare. Mi limitai a sorridere. L'Apple II non era ancora stato annunciato.



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